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A night’s walk

 

 

“Strolling around the streets of downtown, a few days ago, I was captured by a face. I stumbled across those perfect features that I had tried to remove in vain – I felt something tighten inside me, the still fresh wound split apart, like a wet canvas, right there, at my chest, where I needed space to breathe – I lost myself for a while observing those, for me, celestial features.

I was so accustomed to the profound analysis of everything around me that not understanding the cause of it, made me fragile and unstable.

Perhaps it was the fault of that last glass – just one – that deceived my eyes, my perception of what you mean to me.

Or perhaps it was simply that feverish desire at night – that unrewarding desire to discover your features in another woman.

Perhaps my ego felt the need of a bit of that warmth that only your smile managed to transmit, painting a bright and vivid yellow tone to the indefinite gray of my existence … “

Passeggiando una notte

 

” Muovendomi per le vie del centro, alcuni giorni fa, rimasi catturato da un volto. Mi imbattei mio malgrado contro quei lineamenti perfetti che invano avevo cercato di rimuovere – sentii stringere qualcosa dentro me, la ferita ancora fresca si sfaldò, come quella tela non ancora asciutta, proprio lì, all’altezza del petto, dove avevo bisogno di spazio per respirare – mi persi per un pò ad osservare quei tratti per me celesti.

Ero così avvezzo all’analisi profonda di ogni cosa intorno a me che il non comprendere la ragione di ciò che avevo visto mi rendeva fragile ed instabile.

Forse fu colpa di quel bicchiere in più – uno soltanto – ha ingannato i miei occhi, la mia percezione di quello che tu sei per me.

O forse colpevole fu semplicemente quel febbrile desiderio che si accendeva di notte – quel desiderio ingrato di ritrovare le tue fattezze nel volto di un’altra donna.

Forse il mio io sentiva il bisogno di un pò di quel calore che solo il tuo sorriso é riuscito a trasmettermi, tinteggiando di un luminoso tono giallo vivido il grigio indefinito della mia esistenza..”

Plenilunio

” Alzando gli occhi alla sua sinistra, le sorrise una mezzaluna, ma fu solo un attimo, perché presto entrambe furono attratte come calamite nella foschia, celate dagli alberi che percorrevano con loro lo stesso sentiero.”

 

Erano da poco passate le nove quando varcò il sentiero. Era arrivata lì senza l’auto, i pensieri che le esplodevano nella testa, e quella corsa lenta ma decisa, rapida ma non troppo, man mano che percorreva il tragitto le rilassava le membra, ed il contenuto confusionario che albergava nella sua testa perdeva lentamente forma, dissolvendosi.
Fece un cenno con il capo a quell’uomo di mezza età che era solita incrociare in quel punto – i due non si erano mai scambiati parola, ma quel saluto educato era ormai da un anno una tacita consuetudine tra loro.
Ricordò una delle notizie che aveva sentito in tv quella mattina prima di andare in facoltà – quella notte ci sarebbe stata la luna piena.
Alzò gli occhi al cielo, immaginando di vederla lì su ; in quella serata afosa la sua tuta nuova le si era già incollata addosso, attaccandosi morbosamente alle forme del suo corpo, proprio come faceva lui . Sentiva un calore, un piacevole formicolio salirle alla testa – si stava lentamente rilassando. Alzando gli occhi alla sua sinistra, le sorrise una mezzaluna, ma fu solo un attimo, perché presto entrambe furono attratte come calamite nella foschia, celate dagli alberi che percorrevano con loro lo stesso sentiero.
Un tempo, non poi così lontano, non si sarebbe neanche sognata di entrare in quel luogo angusto, ma quel giorno l’alternativa a quella passeggiata, a quell’agognato attimo di libertà, sarebbe stato il crollo.
Sentiva solo il rumore dei suoi passi, delle sue scarpe da ginnastica che sprofondavano nel terriccio. Non c’era nessuno lì con lei, tuttavia aveva addosso una spiacevole sensazione, come se qualcuno la stesse osservando. Non smise di correre. All’improvviso sembrò trasalire, fermando d’un tratto il ritmo; ma in realtà aveva solo ricordato di avere con sé il lettore mp3. Era da un pò che dimenticava le cose, ma stavolta l’aveva afferrato un attimo prima di uscire da casa – fece un sospiro di sollievo – la musica l’aiutava a non pensare – si fermò un secondo, giusto il tempo di accenderlo e di cacciare le cuffie dentro le orecchie, quando sentì qualcosa muoversi alle sue spalle.
Sgranò gli occhi, e trattenne per dieci secondi il fiato, attanagliata dal terrore di accorgersi della presenza di qualcosa. Abbassò in fretta il volume, premendo furtivamente sul minuscolo tasto. Che fosse stata la musica a trarla in inganno? Lo tenne fermo a metà della stanghetta, ma ormai non aveva più fiducia nelle sue sensazioni. Pensò di averlo immaginato, ed imboccò in fretta l’altro sentiero. D’un tratto non sentiva più caldo, ma brividi gelidi le percorrevano le gambe, rendendole sempre più rigide – si sentiva immobilizzata, provò ad accelerare il passo, immaginò di essere stupida per averlo pensato, ma il suo corpo le andò contro, ed iniziò a rallentare – forse stava accadendo di nuovo.
Strappò bruscamente le cuffie dalle orecchie e “ Trouble” continuò da sola . Si voltò – c’era una figura in piedi, esattamente alle sue spalle, e non era un compagno di corsa.
Sentiva il cuore pulsare in alto ma la densità del buio che la circondava non le permetteva di riconoscere il suo volto. Mise un piede indietro, misurando le distanze, cercando mentalmente di calcolare il tempo per fuggire da quell’ombra, ma i suoi arti inferiori si bloccarono.
Lo sconosciuto si mosse in fretta, e i suoi occhi taglienti come pezzi di vetro le entrarono dentro le ossa, ma adesso lo sentiva, era salito su per la gola, pulsava lì, come un ultimo avvertimento che il suo corpo inascoltato tentava di darle. Non riuscì a deglutire, e la voce che stava per esploderle da dentro fu bruscamente interrotta da una mano gelida, umida, squallida come quel corpo a cui stava attaccata.
Si voltò, incapace di muoversi, di tentare nuovamente di allontanarsi da quella figura. L’ipod crollò per terra, come stava per succedere al suo corpo inerme. Socchiuse le palpebre, smettendo di percepire il contatto con mondo esterno, recidendo ogni legame, per riaprirli solo cinque estati dopo, afose e umide come quella, in un luogo non poi così lontano da quel punto, davanti alla donna che le era stata a fianco per tutto quel tempo – che non trattenne un’espressione di stupore, alzandosi di scatto e andando a chiamare aiuto. Si era addormentata ragazza, ma adesso era una donna.

Ciò che il vento porta via

Grazia Deledda (1926)

Motivazione ufficiale per il Premio Nobel: “Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”.

 

E’ la vera storia di una piccola ragazza di Provincia che un giorno – all’apparenza come tanti – realizza il sogno di una vita.
E’ lei, Grazia Deledda, minuta ragazza proveniente da Nuoro, l’unica scrittrice italiana a vincere, il 10 dicembre del 1926, il Nobel per la Letteratura.
Figlia di Giovanni Antonio e Francesca Cambosu e quinta di sette figli, eredita la passione per la poesia dal padre, già compositore di versi in sardo, giurista mancato ed agiato imprenditore.
Dopo la quarta elementare i suoi studi proseguono privatamente, e sono incentrati su italiano, latino e francese; in seguito li continuerà totalmente da autodidatta.
Nel 1926 riceve il Nobel per la Letteratura, e la Motivazione ufficiale recita:

“Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”.

Inizia la sua carriera letteraria a soli diciassette anni, allorché invia alcuni racconti ad una rivista, “ L’ultima moda”, dando seguito ad una collaborazione con vari giornali, come “ La Sardegna”, “ Piccola rivista”, e “ Nuova Antologia” – dapprima a puntate ed in seguito sotto forma di Romanzo.
La sua esistenza e’ segnata purtroppo da una serie di lutti che influenzano la sua narrativa: é infatti l’esistenza umana sviscerata nelle sue debolezze il tema portante della sua opera letteraria, incentrata sui conflitti – che mostra magistralmente nel suo componimento più celebre, “ Canne al vento”, che le fa vincere il Nobel.

 

Amore, ma anche dolore e morte sono i temi principali trattati nei suoi racconti intrisi di fatalità. Dando spazio ad errore e colpa, la scrittrice fa prendere al lettore coscienza dell’esistenza del male raccontato nelle sue innumerevoli sfaccettature, invitandolo in modo un pò celato ad immedesimarsi nelle vicende trattate.

 

E’ interessante notare che i primi critici delle opere della Deledda furono i suoi stessi conterranei: gli intellettuali sardi del suo tempo si sentirono traditi e non accettarono la sua operazione letteraria, ad eccezione di alcuni – inoltre le sue opere le causarono le antipatie degli abitanti di Nuoro, luogo da cui prese ispirazione per le sue storie; i suoi conterranei erano infatti dell’opinione che descriveva la Sardegna come terra rude, rustica e quindi anche arretrata.

Scrive sia in lingua italiana che in lingua sarda, utilizzando spesso termini dialettali.

In “ Canne al vento” tratta il tema della superstizione, della povertà e dell’onore, dipingendo una Sardegna al limite tra la civiltà rurale e arretrata e un’Isola che invece va verso il progresso.

E’ la storia di quattro donne, di origine nobiliare, la cui esistenza é limitata da un padre prepotente che ha a cuore solo le apparenze, concentrato com’é sul mantenimento della posizione di prestigio di fronte a tutto il paese. Una delle ragazze però si ribellerà fuggendo dalla Sardegna, dando il via, negli anni seguenti, ad una serie di eventi destinati a portare scompiglio nelle loro vite.
Al di sopra del destino degli uomini vi é la Sorte, incontestabile, che piega gli uomini come “canne al vento” .

Ciò che colpisce, più di tutto il resto, é la sua caparbietà e l’innata fiducia nella sua terra – con le sue opere Grazia Deledda cerca di dar luce al suo Paese, mostrandolo nelle sue innumerevoli sfaccettature, e dando al lettore la possibilità di guardarlo con occhi diversi.

Un messaggio letto in chiave moderna arriva dritto al nostro cuore, in particolare a chi ama scrivere ed aspira un giorno a veder pubblicate le proprie opere:

“Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciate di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri.”

 

Il rispetto per la nostra sessualità: Non permettiamo agli uomini di usarci

 

E’ l’ultimo baluardo dell’uomo impotente dentro: mettere in rete filmati privati della propria partner sessuale, e farsi grande rovinando la vita di una donna – quante volte abbiamo sentito parlare di Tiziana Cantone, la giovane napoletana che si é tolta la vita in seguito alla gogna di cui é stata vittima? Quali motivi si celano dietro questa disuguaglianza di diritti in relazione alla mancanza di libertà sessuale delle donne?

 

 

L’uomo, come genere, sa essere crudele a volte, spietato oserei dire – parliamo tanto di emancipazione femminile, di parità dei sessi, intesa non nell’accezione “femminista” del termine, ma in senso di uguaglianza di diritti – ci facciamo grandi a parole, ma di fronte a certi eventi non riusciamo a prendere realmente posizione, giudichiamo negativamente e scherniamo la vittima di turno a volte, e dentro di noi pensiamo:
E’ una poco di buono, sennò non si sarebbe fatta filmare, sennò non avrebbe fatto certe cose..E a volte siamo noi stesse a farlo, noi donne, non pensando che un giorno una cosa simile potrebbe capitare anche a noi e magari contro la nostra volontà.
Purtroppo certi valori non esistono più, e i gentleman scarseggiano prepotentemente, (vorrei evitare di dire che uomini veri non ce ne sono più) ecco perché sarebbe auspicabile non inviare certe foto o filmati al proprio ragazzo o partner sessuale.
Pensiamo a Tiziana Cantone, un nome che abbiamo spesso sentito al Tg negli ultimi tempi – il nome di una giovane donna con problemi di depressione alle spalle che si é tolta la vita per un video privato diventato virale che le ha rovinato completamente l’esistenza.

Dentro la propria camera da letto, se voluto da entrambe le parti e nel pieno rispetto del proprio corpo e di quello dell’altra persona , a mio parere uno può fare ciò che fa stare bene e di cui si ha voglia, ma dovrebbe rimanere tra quelle mura e basta.

Un uomo che va a letto con molte donne é considerato un casanova, un seduttore, e nella maggior parte dei casi viene esaltato dal gruppo, quasi osannato, considerato e visto in senso più che positivo, invece una donna che intrattiene rapporti sessuali no, e se osa essere più spinta viene etichettata come “poco seria” o con epiteti ancora più gravi.
Dietro una donna che si filma in un momento intimo, che sia con il fidanzato che con un amante occasionale si nasconde una persona, una persona che dentro di sé può avere un mondo, un mondo speciale che non mette a disposizione di tutti ; una donna che dentro di sé si strugge perché soffre, perché in fondo é fragile, debole, magari anche desiderosa di attenzioni, amore, o semplicemente di affetto, una donna che magari si é trovata in certe situazioni per una totale mancanza di autostima e di rispetto per sé stessa; una donna incapace di dire di no forse.

Purtroppo alcune donne, in una continua quanto infruttuosa ricerca di approvazione,  si spingono in atti sessuali esagerati –  laddove fossero mentalmente lucide non acconsentirebbero- pur di far contento e di compiacere l’uomo che hanno accanto – anzi, forse dovrei dire maschio, in quanto dotato di organi genitali maschili – perché un vero “uomo” é ben altro. 
Se Tiziana non fosse stata una donna con una grande fragilità interiore non si sarebbe attaccata una corda al collo ponendo tristemente fine alla sua vita di giovane donna, decidendo con questo atto di lanciare a mio parere un messaggio, un messaggio di dolore e disperazione rimasto per troppo tempo inascoltato.
Non tutte le donne vittime di simili reati riescono a continuare la loro vita come se nulla fosse accaduto o ad andare avanti, ma togliersi la vita é qualcosa di terribile, l’ultimo gesto disperato . Anche la Legge é stata crudele con lei, ben due volte, la prima quando l’ha costretta al pagamento di una ingente somma di denaro per il risarcimento di alcuni siti internet , e la seconda volta quando ha lasciato impunito l’essere che ha causato in primis la sua morte ( esiste un reato che si chiama “ Istigazione al suicidio”, articolo 580 del Codice Penale):

« Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.
Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio »

Etichettata a vita per qualcosa che non si é, per qualcuno che ha delle debolezze, dei mostri interiori che non riesce a combattere da sola, può trasformarsi in un vero e proprio dramma, etichettata per aver avuto un rapporto sessuale.
Dalla vicenda di Tiziana prendo spunto per parlare di un problema gravissimo, nonché anacronistico oserei dire : L’emancipazione femminile…ragazzi, dove sta? Io non la vedo. E mi fa paura, e provo orrore ogni volta che una donna viene giudicata male se qualcuno spesso contro la sua volontà posta su un social uno scatto un pò osé o un filmino girato in un momento privato, seppur possa essere ritenuto da alcuni immorale ; e non mi riferisco solo al campo sessuale, ma in genere anche nel campo lavorativo, una donna ha il diritto di fare ciò che vuole senza temere il giudizio altrui; siamo nel 2017, una donna che indossa una minigonna mettendo in mostra le proprie gambe deve poterlo fare senza essere per questo motivo essere etichettata come una che si mette in mostra – credo che l’eleganza debba essere la base di tutto, ma la libertà (nei limiti della decenza e del buon gusto chiaramente! ) penso debba essere sempre garantita a tutte ed in tutte le situazioni.
Dobbiamo analizzare i motivi, quali motivi stanno dietro a certi cliché? Impariamo a chiedercelo, e soprattutto a chiederci perché l’opinione che gli altri hanno su di noi può rivestire per noi così tanta importanza da portare qualcuno ad un gesto così oscuro come quello del suicidio? Cosa ci insegna la società? Che le donne sono degli oggetti chiaramente, dalle pubblicità alle trasmissioni televisive é evidente in modo quasi imbarazzante, una donna che si filma o che si fa filmare durante un rapporto intimo e che viene messa in croce per questo, giustiziata moralmente e poi anche fisicamente (negli anni sono stati creati numerosissimi siti in cui Tiziana veniva denigrata in modo pesantissimo ed etichettata nei modi peggiori) merita di essere etichettata per sempre? Io seguo molto i casi di cronaca, leggo i giornali e ascolto il Tg, e all’inizio credevo dal modo in cui se ne parlasse , che la gente si riferisse ad un’aspirante attrice porno – questo per dire che é assurdo che succeda una cosa simile, che ogni donna é un mondo speciale e va coltivata e rispettata.
Se ci fate caso, quando una donna raggiunge il successo (soprattutto per motivi lavorativi) piovono subito commenti riferiti sempre al suo essere donna e non alla persona considerata come “individuo”, ed ai presunti motivi per i quali avrebbe raggiunto il successo (chissà con chi é stata, chissà che ha fatto per arrivare lì..).
E voi uomini? Vi sentite grandi quando rovinate la vita di una donna? Quando la filmate senza il suo consenso e poi mandate il video sul gruppo di Whatsapp di turno e ve lo passate tra di voi? Per me non siete uomini, siete degli insulsi esseri, impotenti nel cuore, che é la cosa più squallida che possa succedervi, più dell’impotenza fisica.

Sogno un mondo dove esista l’uguaglianza tra gli “individui” senza distinzione di sesso, religione, colore di pelle – iniziamo a tirare fuori il carattere, purtroppo non siamo tutte forti e a volte ci lasciamo abbattere, magari Tiziana aveva delle debolezze, aveva bisogno di aiuto, e per questo ha commesso degli errori.
Dobbiamo comportarci da donne , avere prima di tutto rispetto di noi stesse, del nostro corpo, ma non necessariamente da sante, a pretendere i nostri diritti e a non permettere mai a nessuno di mancarci di rispetto, neanche con un gesto o uno sguardo inappropriato.
Io ormai non me ne tengo una, magari sarò un caso leggermente estremo, ma preferisco essere così – non permettiamo agli uomini di mortificare il nostro corpo, la nostra identità, i nostri pensieri, la nostra intelligenza, ma pretendiamo il diritto di essere donne in tutti i sensi, e valutiamo meglio la persona che abbiamo di fronte, imparando che tra dieci uomini forse (e dico forse!) solo uno ci rispetterà e tratterà come meritiamo, in attesa di tempi (e di uomini) migliori.