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Il rispetto per la nostra sessualità: Non permettiamo agli uomini di usarci

 

E’ l’ultimo baluardo dell’uomo impotente dentro: mettere in rete filmati privati della propria partner sessuale, e farsi grande rovinando la vita di una donna – quante volte abbiamo sentito parlare di Tiziana Cantone, la giovane napoletana che si é tolta la vita in seguito alla gogna di cui é stata vittima? Quali motivi si celano dietro questa disuguaglianza di diritti in relazione alla mancanza di libertà sessuale delle donne?

 

 

L’uomo, come genere, sa essere crudele a volte, spietato oserei dire – parliamo tanto di emancipazione femminile, di parità dei sessi, intesa non nell’accezione “femminista” del termine, ma in senso di uguaglianza di diritti – ci facciamo grandi a parole, ma di fronte a certi eventi non riusciamo a prendere realmente posizione, giudichiamo negativamente e scherniamo la vittima di turno a volte, e dentro di noi pensiamo:
E’ una poco di buono, sennò non si sarebbe fatta filmare, sennò non avrebbe fatto certe cose..E a volte siamo noi stesse a farlo, noi donne, non pensando che un giorno una cosa simile potrebbe capitare anche a noi e magari contro la nostra volontà.
Purtroppo certi valori non esistono più, e i gentleman scarseggiano prepotentemente, (vorrei evitare di dire che uomini veri non ce ne sono più) ecco perché sarebbe auspicabile non inviare certe foto o filmati al proprio ragazzo o partner sessuale.
Pensiamo a Tiziana Cantone, un nome che abbiamo spesso sentito al Tg negli ultimi tempi – il nome di una giovane donna con problemi di depressione alle spalle che si é tolta la vita per un video privato diventato virale che le ha rovinato completamente l’esistenza.

Dentro la propria camera da letto, se voluto da entrambe le parti e nel pieno rispetto del proprio corpo e di quello dell’altra persona , a mio parere uno può fare ciò che fa stare bene e di cui si ha voglia, ma dovrebbe rimanere tra quelle mura e basta.

Un uomo che va a letto con molte donne é considerato un casanova, un seduttore, e nella maggior parte dei casi viene esaltato dal gruppo, quasi osannato, considerato e visto in senso più che positivo, invece una donna che intrattiene rapporti sessuali no, e se osa essere più spinta viene etichettata come “poco seria” o con epiteti ancora più gravi.
Dietro una donna che si filma in un momento intimo, che sia con il fidanzato che con un amante occasionale si nasconde una persona, una persona che dentro di sé può avere un mondo, un mondo speciale che non mette a disposizione di tutti ; una donna che dentro di sé si strugge perché soffre, perché in fondo é fragile, debole, magari anche desiderosa di attenzioni, amore, o semplicemente di affetto, una donna che magari si é trovata in certe situazioni per una totale mancanza di autostima e di rispetto per sé stessa; una donna incapace di dire di no forse.

Purtroppo alcune donne, in una continua quanto infruttuosa ricerca di approvazione,  si spingono in atti sessuali esagerati –  laddove fossero mentalmente lucide non acconsentirebbero- pur di far contento e di compiacere l’uomo che hanno accanto – anzi, forse dovrei dire maschio, in quanto dotato di organi genitali maschili – perché un vero “uomo” é ben altro. 
Se Tiziana non fosse stata una donna con una grande fragilità interiore non si sarebbe attaccata una corda al collo ponendo tristemente fine alla sua vita di giovane donna, decidendo con questo atto di lanciare a mio parere un messaggio, un messaggio di dolore e disperazione rimasto per troppo tempo inascoltato.
Non tutte le donne vittime di simili reati riescono a continuare la loro vita come se nulla fosse accaduto o ad andare avanti, ma togliersi la vita é qualcosa di terribile, l’ultimo gesto disperato . Anche la Legge é stata crudele con lei, ben due volte, la prima quando l’ha costretta al pagamento di una ingente somma di denaro per il risarcimento di alcuni siti internet , e la seconda volta quando ha lasciato impunito l’essere che ha causato in primis la sua morte ( esiste un reato che si chiama “ Istigazione al suicidio”, articolo 580 del Codice Penale):

« Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.
Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio »

Etichettata a vita per qualcosa che non si é, per qualcuno che ha delle debolezze, dei mostri interiori che non riesce a combattere da sola, può trasformarsi in un vero e proprio dramma, etichettata per aver avuto un rapporto sessuale.
Dalla vicenda di Tiziana prendo spunto per parlare di un problema gravissimo, nonché anacronistico oserei dire : L’emancipazione femminile…ragazzi, dove sta? Io non la vedo. E mi fa paura, e provo orrore ogni volta che una donna viene giudicata male se qualcuno spesso contro la sua volontà posta su un social uno scatto un pò osé o un filmino girato in un momento privato, seppur possa essere ritenuto da alcuni immorale ; e non mi riferisco solo al campo sessuale, ma in genere anche nel campo lavorativo, una donna ha il diritto di fare ciò che vuole senza temere il giudizio altrui; siamo nel 2017, una donna che indossa una minigonna mettendo in mostra le proprie gambe deve poterlo fare senza essere per questo motivo essere etichettata come una che si mette in mostra – credo che l’eleganza debba essere la base di tutto, ma la libertà (nei limiti della decenza e del buon gusto chiaramente! ) penso debba essere sempre garantita a tutte ed in tutte le situazioni.
Dobbiamo analizzare i motivi, quali motivi stanno dietro a certi cliché? Impariamo a chiedercelo, e soprattutto a chiederci perché l’opinione che gli altri hanno su di noi può rivestire per noi così tanta importanza da portare qualcuno ad un gesto così oscuro come quello del suicidio? Cosa ci insegna la società? Che le donne sono degli oggetti chiaramente, dalle pubblicità alle trasmissioni televisive é evidente in modo quasi imbarazzante, una donna che si filma o che si fa filmare durante un rapporto intimo e che viene messa in croce per questo, giustiziata moralmente e poi anche fisicamente (negli anni sono stati creati numerosissimi siti in cui Tiziana veniva denigrata in modo pesantissimo ed etichettata nei modi peggiori) merita di essere etichettata per sempre? Io seguo molto i casi di cronaca, leggo i giornali e ascolto il Tg, e all’inizio credevo dal modo in cui se ne parlasse , che la gente si riferisse ad un’aspirante attrice porno – questo per dire che é assurdo che succeda una cosa simile, che ogni donna é un mondo speciale e va coltivata e rispettata.
Se ci fate caso, quando una donna raggiunge il successo (soprattutto per motivi lavorativi) piovono subito commenti riferiti sempre al suo essere donna e non alla persona considerata come “individuo”, ed ai presunti motivi per i quali avrebbe raggiunto il successo (chissà con chi é stata, chissà che ha fatto per arrivare lì..).
E voi uomini? Vi sentite grandi quando rovinate la vita di una donna? Quando la filmate senza il suo consenso e poi mandate il video sul gruppo di Whatsapp di turno e ve lo passate tra di voi? Per me non siete uomini, siete degli insulsi esseri, impotenti nel cuore, che é la cosa più squallida che possa succedervi, più dell’impotenza fisica.

Sogno un mondo dove esista l’uguaglianza tra gli “individui” senza distinzione di sesso, religione, colore di pelle – iniziamo a tirare fuori il carattere, purtroppo non siamo tutte forti e a volte ci lasciamo abbattere, magari Tiziana aveva delle debolezze, aveva bisogno di aiuto, e per questo ha commesso degli errori.
Dobbiamo comportarci da donne , avere prima di tutto rispetto di noi stesse, del nostro corpo, ma non necessariamente da sante, a pretendere i nostri diritti e a non permettere mai a nessuno di mancarci di rispetto, neanche con un gesto o uno sguardo inappropriato.
Io ormai non me ne tengo una, magari sarò un caso leggermente estremo, ma preferisco essere così – non permettiamo agli uomini di mortificare il nostro corpo, la nostra identità, i nostri pensieri, la nostra intelligenza, ma pretendiamo il diritto di essere donne in tutti i sensi, e valutiamo meglio la persona che abbiamo di fronte, imparando che tra dieci uomini forse (e dico forse!) solo uno ci rispetterà e tratterà come meritiamo, in attesa di tempi (e di uomini) migliori.

Scarred beauty

 

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(Picture by Guido Montalbano)

 

Scarred. Acid this time, a corrosive substance which could damage a car body.

Whenever we read a newspaper or we turn on the TV there is a new crime story about women who were assaulted. It has become almost a déjà-vu and, it’s horrible to say, but sometimes we even don’t pay attention anymore. Nowadays acid attacks, used to disfigure faces, are more and more frequent.

As soon as I hear the news of violence against a woman I ask myself the same questions:
“Where are the institutions, where is the law when you need it really? Do you have to die to be seriously taken into consideration? Did the girl, before the fact, denounce her stalker? “
Most feminicides could be avoided in several ways.
Women, whose safety is really in danger, proved by irrefutable facts (threats, stalking) should get protection.
I’ve studied in Private law that a threat has always to be taken seriously into consideration, so I wonder: how in the world is it possible that frequently assaulters or stalkers manage to have a lucky escape in spite of any evidence?
Clearly the woman who courageously denounces her stalker, should absolutely interrupt all contacts, never granting him the “last clarifying meeting” or not allowing him to “return home “ in order to pick up belongings, because often these are the times when the victim is subject to the final assault.
But I wonder, if a woman reports … severs every link … every contact with the “monster”, shouldn’t she be protected by the law?
Perhaps some judges should stop to underestimate these facts and finally apply the law, putting into practice severe penalties pursuant to the Criminal Law Codes.

Let’s consider the “Law against stalking”, where stalking is a term that includes, among its meanings: ..to hunt prey (which expresses clearly the fact) governed by Article 612 bis of the Criminal Law Code.

The first paragraph of 612-bis C.P.persecutory acts“, reads:

“Unless the act constitutes a even more serious crime, anybody repeatedly threatening or harassing somebody so as to cause a continuing and serious state of anxiety or fear that could give rise to a well-founded fear for themselves or for a close relative or by forcing the same to alter their living habits, shall be punished with imprisonment from six months to four years.”

This is the first paragraph of the article of the only law in Italy that protects women from stalkers, providing, in fact, imprisonment from six months to four years; unfortunately, for many reasons, most stalkers get away with it, remaining, sometimes for years, a constant danger for women they’ve tortured, but also for those who might be their victims in the future.

We are tired, tired of this hate, tired of this unnatural viciousness that hides behind men often seemingly “innocent” and respectable.
Stalkers belong to every social category, and certainly it is not enough to be a well-known professional to be allowed to beat the mother of their children, nothing gives you the right to harass a colleague in the office: the only thing that counts is who you really are, not the mask you’re wearing, and there are plenty of monsters wearing a well-made mask, unfortunately; is is indeed very difficult to recognize them; at least, however, let’s consider reality when we meet one, and let’s report them right away.
And please, dear magistrates (of course I’m not referring to all of them ..) have the courage to put these half-men in jail and let them rot there, but please do not sentence them for three months only, thus giving them the opportunity to return home, to their totally unprotected preys.
Don’t you realize that leaving them unpunished, unconsciously will push future predators and stalkers to go wild? In this way you become accomplices of other potential attacks and, even worse, murder.

Because sometimes those leaving prison are committed to complete their unfinished job, full of anger against the woman who reported them; indeed , the news section is full of these stories.
A trial where a victim of both physical and psychological violence must find evidence, has to fight under threat, having maybe children to protect, forced to live in the constant fear that something might happen to them or their family, (sometimes women are not even free to park their car in the garage at night and to walk home, stoically resigned to their sad fate.)
The latest victim of this fierce violence, whose beautiful face was forever tainted by the acid, is Gessica Notaro, twenty-eight-years old beauty, full of dreams and hopes, that despite the cruel tragedy, still hopes to be able to continue to “see”, hoping to fully recover the eyesight, since she currently sees with only one eye, consoling friends and family who are devastated by the event.

These are her words from a hospital bed:

“Although I remain disfigured, although he has made me a monster, do I care? I do not care if I will be beautiful again, the important thing is that I will be seeing again. I want to see, to see life in the face.”

We shall never give up, and always continue to demand justice, the way Jessica is doing; she doesn’t care that her appearance has irretrievably changed, that her beauty has been canceled, but she cares about one thing: to continue to see with her own eyes.
The half-man, guilty of this act, has not not achieved his goal: to erase forever the identity, the face, the femininity of the woman he said he loved.

L’ennesima bellezza cancellata

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(Fotografia di Guido Montalbano)

Sfregiata. Idraulico liquido stavolta, una sostanza talmente corrosiva da danneggiare la carrozzeria di una macchina.

Ogni volta che apriamo un giornale la cronaca nera é ormai la più quotata;
in prima pagina, o quando più semplicemente accendiamo la televisione all’ora di cena, davanti al Tg, é diventato come rivivere un déjà-vu, con la differenza che non é una semplice sensazione, ma é tutto vero purtroppo.

E’ brutto da dire, ma é diventato talmente comune sentire che ad una ragazza é stato buttato addosso l’acido che a volte non alziamo neanche gli occhi per guardare meglio cosa sia successo, per osservare il bel sorriso nelle foto del viso della vittima prima di essere per sempre sfigurato.
Io però non riesco a non farlo.
Quando sento il triste racconto dell’ennesima violenza di un uomo nei confronti di una donna non riesco a non pormi sempre le stesse domande:
Dove sono le istituzioni, dov’é la legge quando serve veramente? Bisogna finire per forza sottoterra per essere ascoltate? La ragazza, prima del fatto, aveva denunciato il suo aggressore?”
Se ci fate caso infatti, la maggior parte dei casi di femminicidio di cui sentiamo giornalmente parlare potevano essere evitati, in più modi.
Le donne la cui incolumità é realmente in pericolo, nel caso di reale pericolo intendo, dimostrato da fatti inconfutabili (minacce, appostamenti, atti sia scritti che fisici) non dovrebbe essere un motivo sufficiente per farle ottenere protezione? Io penso di si.

In Diritto Privato ho studiato che una minaccia và presa sul serio se é grave e se é tale da far presa su una persona “normale, sensata” , quindi mi chiedo come riescano certuni a passarla liscia anche di fronte all’evidenza dei fatti.
Certo, chiaramente la donna che con coraggio riesce a denunciare il suo aguzzino, do per scontato che chiuda ogni rapporto con lui non permettendogli, per quel che può, nessun contatto, soprattutto non concedendogli mai l’ultimo incontro chiarificatore, oppure il classico ritorno a casa per riprendere le ultime cose, perché spesso sono proprio queste le volte in cui la vittima non fa più ritorno a casa propria. Mai più.
Ma io mi chiedo, se una donna denuncia, recide ogni collegamento, ogni contatto con il mostro, la Legge non dovrebbe tutelarla?
Forse alcuni magistrati dovrebbero smetterla di prendere così alla leggera lo scempio che sta avvenendo davanti agli occhi di tutti, mettere da parte il dilagante finto buonismo che avvelena i nostri Tribunali e la nostra Società, e applicare finalmente le Legge, iniziando a mettere in pratica le pene severe che troviamo scritte nei Codici di Diritto Penale.

Esiste una legge, la “Legge contro lo stalking”, termine che viene dall’inglese “to stalk” che tra i suoi significati annovera “..dare caccia alla preda” (che rende molto bene l’idea) regolata dall’articolo 612 bis del Codice di Diritto Penale.

L’art. 612-bis c.p. rubricato “Atti persecutori”, al primo comma, recita:

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, é punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”

Così recita il primo comma dell’articolo dell’unica legge in Italia che tutela le donne dagli stalker, che prevede, appunto, la reclusione da sei mesi a quattro anni; peccato che per mille motivi la maggior parte degli stalker la passi liscia, rimanendo, a volte per anni, un costante pericolo per le donne che hanno torturato ma anche per quelle a cui potrebbero fare del male in futuro.

Siamo stanchi, stanchi di questo odio, stanchi di questa innaturale cattiveria che si nasconde dietro uomini spesso apparentemente “innocenti” e perbene;
gli stalker appartengono ad ogni fascia sociale, ma sicuramente non basta essere un professionista affermato per potersi permettere di mettere le mani addosso alla propria compagna, alla madre dei propri figli, niente dà il diritto di importunare la collega d’ufficio: l’unica cosa che conta é la persona che sei, non la maschera che indossi, e di mostri che indossano una maschera ben fatta purtroppo ce ne sono parecchi in giro, ed é molto difficile riconoscerli; almeno, però, guardiamo in faccia la realtà quando ne incontriamo uno, e denunciamolo subito.

E per favore, cari Magistrati (chiaramente lungi da me fare di tutta l’erba un fascio..) abbiate il coraggio di buttarli in galera e farli marcire una volta tanto questi mezzi uomini, ma non dategli tre mesi per poi rimandarli a casa in attesa del processo, lasciando chi denuncia totalmente priva di protezione.
Non vi rendete conto che lasciandoli impuniti spingerete inconsciamente i futuri maniaci e stalker a darsi alla pazza gioia, sicuri di non farsi mai un giorno di galera? Cosi vi rendete complici di altre potenziali aggressioni e ancora peggio, omicidi.

Perché a volte chi esce dal carcere si impegna a concludere l’opera iniziata, colmo d’ira nei confronti della donna che l’ha fatto incarcerare, e la cronaca riporta tantissimi casi in tal senso.
Un processo in cui una vittima di violenza sia fisica che psicologica deve trovarsi da sola le prove, deve combattere sotto minaccia magari, con dei figli a carico, costretta a vivere nell’angosciante attesa che possa accadere qualcosa a lei o alla sua famiglia da un momento all’altro, donne che non sono nemmeno più libere di parcheggiare l’automobile in garage la sera e di rientrare a casa serene, ormai stoicamente rassegnate al loro triste destino.

L’ultima vittima della feroce violenza, il cui bellissimo volto é stato per sempre alterato con l’acido, é quello di Gessica Notaro, ventottenne piena di sogni e di speranze, che nonostante la tragedia che l’ha ingiustamente e crudelmente colpita, spera di riuscire a continuare a vedere”, sperando di recuperare completamente la vista che al momento ha solo da un’occhio, consolando lei stessa amici e familiari distrutti per quello che le é stato fatto.

Queste le sue parole da un letto di ospedale:

“Anche se rimango sfigurata, se mi ha ridotto a un mostro cosa mi importa? Non mi interessa tornare bella, l’importante è che io veda. Voglio vedere, vedere in faccia la vita”.

Non bisogna arrendersi mai, e continuare sempre a pretendere giustizia, come sta facendo anche Gessica, a cui non importa del suo aspetto irrimediabilmente mutato, della sua bellezza cancellata, ma a cui importa solo una cosa: continuare a vedere con i suoi occhi.
Il mezzo uomo colpevole di questo gesto non é riuscito nel suo intento: cancellare per sempre l’identità, il volto, la femminilità della donna che un tempo diceva di amare.

HeForShe : Together for Gender equality

“If not me, who? If not now, when?” 

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Emma Watson.
Most people know her as Hermione Granger in the Harry Potter film series, based on the seven books written by bestselling author J.K. Rowling.

But today let’s talk about this young actress for other merits, in particular for her activity at the United Nations as Goodwill Ambassador.

It is quite infrequent that a young woman of such great success like the British actress, who got also a degree in English Literature at Brown University, gives such an impressive contribution to a noble cause.

She has never hidden the fact that the proximity and the constant presence of her family and their values have helped her to become a brilliant young woman, who with great humility makes her contribution to Society, becoming an icon for women all over the world, engaging personally, despite some threats and insults.

On 20 September 2014 Emma Watson, in her speech at the United Nations Headquarters in New York as UN Women Goodwill Ambassador, pointed out:

“My parents didn’t love me less because I was born a daughter. My school did not limit me because I was a girl. My mentors didn’t assume I would go less far because I might give birth to a child one day. These influencers were the gender equality ambassadors that made me who I am today. They may not know it, but they are the inadvertent feminists who are changing the world today. And we need more of those.
And if you still hate the word—it is not the word that is important but the idea and the ambition behind it. Because not all women have been afforded the same rights that I have. In fact, statistically, very few have been.”

This speech made me realize: we become part of the reality that surrounds us.
If people around us do believe in us and are able to see our potential, than we will have more possibilities to develop ourselves and become what we want to become, realizing our personal and professional goals, being, day after day, who we deserve to be; so our efforts and daily sacrifices will be properly rewarded.
That is why every woman should have the right to display their skills as best as they can, being able to develop their potential and live their lives in freedom, demanding respect from others, but mostly from themselves.

Generally speaking, Emma says that it is also essential to send a clear message to teenagers, strongly committing to education for Bangladeshi girls, helping them developing their self-confidence, which is definitely hard in underdeveloped countries, but also, unfortunately, in our country.
However, this worldwide campaign affects not only women or what men can do for them, but with HeForShe men become protagonists.

In her speech, Watson claims to be a feminist, but also explains what the meaning of this word is: Feminism is absolutely not “predominance” of the female gender, but rather willingness to achieve equality, equal rights but also equal duties; Ms Watson requests men to work together and do something real to make it happen, because gender equality is everybody’s issue.
Among the male figures, who have joined with enthusiasm the HeForShe campaign, are Barack Obama, Matt Damon, Shinze Abe and many others. Even Malala Yousafzai, Pakistani activist and Nobel Peace Prize winner, known for her commitment to the affirmation of civil rights and the right to education; the young girl has also been interviewed by Emma Watson.
In Italy we have Pietro Grasso, President of the Senate, who also spoke during a meeting about the HeforShe campaign, Giovanni Malago, president of CONI, and for Italian football fans, Giovanni Trapattoni.

Gender equality is also a benefit for men, because stereotypes and prejudices poison society with considerable social and human cost.
Forced by society to be always strong, in an apparent spiral of strength and masculinity that does not allow them to pull out of their weakness and fragility in order to overcome them, being constantly considered the stronger ones.

So, what can we do? What can each of us do to turn things around?
Each of us can do something against gender discrimination in everyday life, through their work, changing the way you see women and address them. You can easily promote HeForShe on Facebook and Twitter and stay up to date on everything.

The deeply-rooted view of women as sexual objects is a prejudice which only obscures the development of society in general.
We must learn to define each other by what we really are.

Unfortunately, the inequalities take place every day and everywhere; let’s consider salaries: often they vary greatly, always at the expense of women. And without even realizing it, behaviors and choices are influenced, leading women to choose between career and family, or to justify the difference in pay; also remember the fact that often women, for personal choices but also forced by necessity, carry on two jobs, sometimes without anyone’s help.
Of course, compared to the past, even the recent past when it was unthinkable for a woman to have important roles at institutional level, a big step forward has been made; but it is not enough.

In Italy there hasn’t been yet the expected success like in other countries.
Emma Watson talks about her own experience, her memories, considers herself definitely a lucky person, privileged, but encourages each of us to do something real.
And unlike other campaigns, HeForShe is focused on the male figure:
“He for She ..”.
This campaign aims to help also men, because they need to be freed from stereotypes.

“If not me, who? If not now, when? When there is the opportunity.”

This is the response of the young actress. And we must be grateful for her contribution in exposing herself in defense of the rights of women and men all over the world, addressing a heartfelt plea for help and daily collaboration.

HeForShe : Insieme verso la parità di genere

Se non io, chi? Se non ora, quando?”

Emma Watson. I più la ricorderanno per avere interpretato Hermione Granger nella saga di Harry Potter, film tratto dal best seller mondiale in sette libri scritto da JK Rowling.

Oggi però, parliamo di questa giovane attrice per altri meriti, in particolare per il suo ruolo di attivista per le Nazioni Unite; é stata infatti scelta da UN Women da un paio d’anni ormai come “ Goodwill Ambassador”, Ambasciatrice di Buona Volontà.

Non accade così spesso che una donna giovane e di così grande successo come l’attrice inglese, che oltre alla sua carriera vanta anche una laurea in Letteratura alla Brown University, si preoccupi di dare un concreto contributo e di usare la propria immagine per una nobile causa.
In questo caso, come lei non ha mai nascosto, anche la vicinanza e la costante presenza della sua famiglia e i valori che le sono stati trasmessi fin dall’infanzia hanno contribuito a far crescere una giovane donna brillante, che con grande umiltà dà il suo contributo alla Società, diventando un’icona per le donne in tutto il mondo, impegnandosi in prima persona nonostante abbia ricevuto, purtroppo, anche minacce e insulti.

Ecco le parole di Emma Watson:

“I miei genitori non mi hanno voluto meno bene perché sono nata femmina; la mia scuola non mi ha limitata perché ero una ragazza; i miei maestri non hanno pensato che sarei andata meno lontano nella vita perché un giorno avrei potuto avere un figlio.
Queste persone erano i miei ambasciatori della parità tra i sessi e mi hanno resa la persona che sono oggi. Forse non ne sono consapevoli, ma sono dei femministi involontari che stanno cambiando il mondo. Abbiamo bisogno di più persone come loro. E se ancora odiate la parole, sappiate che non é la parola ad essere importante ma l’idea e l’ambizione che quella parola rappresenta.”

Questo discorso mi ha portata ad una riflessione: Noi siamo quello che viviamo, diventiamo parte della realtà che ci circonda.
Se attorno a noi abbiamo persone capaci di credere in noi, capaci di vedere il nostro potenziale, avremo più possibilità di sviluppare il nostro “Io”, diventando quello che vogliamo diventare, realizzandoci nella vita personale e professionale, essendo, giorno dopo giorno, chi meritiamo di essere; così i nostri sforzi e sacrifici quotidiani verranno giustamente premiati.
Per questo motivo ogni donna dovrebbe avere il diritto di manifestare le proprie capacità al meglio, potendo sviluppare il proprio potenziale e vivere la propria vita in piena libertà, pretendendo rispetto dagli altri ma soprattutto da sé stessa.

Per Emma Watson, e per questa campagna in genere, é fondamentale anche inviare un messaggio preciso alle ragazze più giovani, impegnandosi fortemente anche sul fronte dell’istruzione per le ragazze del Bangladesh, aiutando a costruire nelle adolescenti la fiducia in se stesse, il che é sicuramente difficile nei paesi sottosviluppati, ma anche, purtroppo nel nostro.
Tuttavia, questa campagna, di risonanza mondiale, non ha a cuore solo le donne, o solo quello che gli uomini possono fare per esse, perché é con HeForShe che gli uomini diventano protagonisti, accanto alle donne ovviamente.

Nel suo discorso, la Watson afferma di essere una femminista, ma spiega anche il significato che lei attribuisce a questa parola: femminismo non é assolutamente inteso come “predominio” del genere femminile su quello maschile, ma anzi mostra proprio la volontà di ottenere la parità, l’uguaglianza dei diritti ma anche dei doveri, e chiede che siano proprio gli uomini a collaborare e a fare qualcosa di concreto perché ciò realmente avvenga, anche e soprattutto nel loro interesse; uomini ma anche ragazzi, famosi e non.
Ricordiamo, tra le figure maschili che hanno aderito con entusiasmo ad HeForShe: Barack Obama, Matt Damon, Shinze Abe, capi di stato e di Governo. Anche Malala Yousafzai , attivista pakistana nonché premio Nobel per la Pace, conosciuta per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione; la giovane ragazza é stata anche intervistata da Emma Watson.
Per quanto riguarda l’Italia invece, hanno aderito ad HeForShe personaggi del calibro di Pietro Grasso, Presidente del Senato, che ne ha anche parlato durante una Seduta, il presidente del Coni Giovanni Malago’ e per non lasciare scontenti gli amanti del calcio, Giovanni Trapattoni.

Anche per gli uomini é un giovamento, poiché gli stereotipi e i pregiudizi avvelenano la società, con un costo umano e sociale notevole.
Costretti dalla società e sembrare forti a tutti i costi, sempre e comunque, chiusi in un guscio, in un’apparente spirale di forza e virilità che non gli permette di tirare fuori le proprie debolezze e fragilità per affrontarle e superarle al meglio, essendo ritenuto “il sesso forte” e quindi caricandosi di ogni responsabilità.

Allora siamo portati a chiederci, cosa si può fare in concreto? Cosa può fare ciascuno di noi per cambiare le cose?
Non c’é alcun bisogno di gesti eclatanti, ognuno di noi può fare qualcosa contro la discriminazione di genere nella vita di tutti giorni, con il proprio lavoro, cambiando il proprio modo di vedere le donne e di rivolgersi a loro. Sia su Facebook che su Twitter si può con facilità accedere alle iniziative promosse da HeForShe, e rimanere aggiornati su tutto.

La visione radicata della donna, come oggetto sessuale, ormai quasi in maniera involontaria, per esempio, non é altro che un trascinarsi di pregiudizi che non fanno che oscurare lo sviluppo delle società in genere.
Impariamo a vedere le persone non per il sesso a cui appartengono, ma per quello che realmente sono.

Purtroppo, le diseguaglianze avvengono ogni giorno, a partire dal problema delle retribuzioni che variano spesso moltissimo, a parità di lavoro, sempre a discapito delle donne. E senza neanche accorgersene, vengono condizionati comportamenti e scelte, ormai da troppo tempo insite nella società, portando le donne a dover scegliere tra carriera e famiglia, o a giustificare la diversità di retribuzione; ricordiamo anche che spesso le donne, per scelte personali ma anche per necessità, sono costrette a portare avanti un doppio lavoro, a volte senza l’aiuto di nessuno.
Ovviamente rispetto al passato, un passato ancora recente in cui era impensabile per una donna ricoprire ruoli importanti, ad esempio anche a livello istituzionale, un grande passo é stato fatto; ma non é ancora abbastanza.

In Italia, nonostante il video del discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite sia stato trasmesso, ottenendo un record di visualizzazioni sul canale YouTube, non ha ancora registrato il successo sperato che ha invece raggiunto in altri Paesi.
Emma Watson mette a disposizione di tutti la propria esperienza personale, i suoi ricordi, reputandosi sicuramente fortunata, privilegiata, ma invogliando ciascuno di noi a fare qualcosa di concreto.
E a differenza delle classiche campagne in difesa dei diritti delle donne, qui si mette al centro la figura maschile: “Lui per lei..”;
perché anche gli uomini vanno liberati dagli stereotipi, di cui loro stessi sono vittime inconsapevoli: anche agli uomini questa campagna vuole dare un grande aiuto.

“Se non io, chi? Se non ora, quando? Quando l’opportunità si presenta.”
Questa é la risposta della giovane attrice. E noi la ringraziamo per continuare a dare il suo contributo, le sue potenzialità e la sua immagine in difesa dei diritti delle donne di tutto il mondo, ma anche di quelli degli uomini, a cui rivolge una sentita richiesta di aiuto e di quotidiana collaborazione.