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Plenilunio

” Alzando gli occhi alla sua sinistra, le sorrise una mezzaluna, ma fu solo un attimo, perché presto entrambe furono attratte come calamite nella foschia, celate dagli alberi che percorrevano con loro lo stesso sentiero.”

 

Erano da poco passate le nove quando varcò il sentiero. Era arrivata lì senza l’auto, i pensieri che le esplodevano nella testa, e quella corsa lenta ma decisa, rapida ma non troppo, man mano che percorreva il tragitto le rilassava le membra, ed il contenuto confusionario che albergava nella sua testa perdeva lentamente forma, dissolvendosi.
Fece un cenno con il capo a quell’uomo di mezza età che era solita incrociare in quel punto – i due non si erano mai scambiati parola, ma quel saluto educato era ormai da un anno una tacita consuetudine tra loro.
Ricordò una delle notizie che aveva sentito in tv quella mattina prima di andare in facoltà – quella notte ci sarebbe stata la luna piena.
Alzò gli occhi al cielo, immaginando di vederla lì su ; in quella serata afosa la sua tuta nuova le si era già incollata addosso, attaccandosi morbosamente alle forme del suo corpo, proprio come faceva lui . Sentiva un calore, un piacevole formicolio salirle alla testa – si stava lentamente rilassando. Alzando gli occhi alla sua sinistra, le sorrise una mezzaluna, ma fu solo un attimo, perché presto entrambe furono attratte come calamite nella foschia, celate dagli alberi che percorrevano con loro lo stesso sentiero.
Un tempo, non poi così lontano, non si sarebbe neanche sognata di entrare in quel luogo angusto, ma quel giorno l’alternativa a quella passeggiata, a quell’agognato attimo di libertà, sarebbe stato il crollo.
Sentiva solo il rumore dei suoi passi, delle sue scarpe da ginnastica che sprofondavano nel terriccio. Non c’era nessuno lì con lei, tuttavia aveva addosso una spiacevole sensazione, come se qualcuno la stesse osservando. Non si smise di correre. All’improvviso sembrò trasalire, fermando d’un tratto il ritmo; ma in realtà aveva solo ricordato di avere con sé il lettore mp3. Era da un pò che dimenticava le cose, ma stavolta l’aveva afferrato un attimo prima di uscire da casa – fece un sospiro di sollievo – la musica l’aiutava a non pensare – si fermò un secondo, giusto il tempo di accenderlo e di cacciare le cuffie dentro le orecchie, quando sentì qualcosa muoversi alle sue spalle.
Sgranò gli occhi, e trattenne per dieci secondi il fiato, attanagliata dal terrore di accorgersi della presenza di qualcosa. Abbassò in fretta il volume, premendo furtivamente sul minuscolo tasto. Che fosse stata la musica a trarla in inganno? Lo tenne fermo a metà della stanghetta, ma ormai non aveva più fiducia nelle sue sensazioni. Pensò di averlo immaginato, ed imboccò in fretta l’altro sentiero. D’un tratto non sentiva più caldo, ma brividi gelidi le percorrevano le gambe, rendendole sempre più rigide – si sentiva immobilizzata, provò ad accelerare il passo, immaginò di essere stupida per averlo pensato, ma il suo corpo le andò contro, ed iniziò a rallentare – forse stava accadendo di nuovo.
Strappò bruscamente le cuffie dalle orecchie e “ Trouble” continuò da sola . Si voltò – c’era una figura in piedi, esattamente alle sue spalle, e non era un compagno di corsa.
Sentiva il cuore pulsare in alto ma la densità del buio che la circondava non le permetteva di riconoscere il suo volto. Mise un piede indietro, misurando le distanze, cercando mentalmente di calcolare il tempo per fuggire da quell’ombra, ma le sue gambe non volevano andare via.
Lo sconosciuto si mosse in fretta, e i suoi occhi taglienti come pezzi di vetro le entrarono dentro le ossa, ma adesso lo sentiva, era salito su per la gola, pulsava lì, come un ultimo avvertimento che il suo corpo inascoltato tentava di darle. Non riuscì a deglutire, e la voce che stava per esploderle da dentro fu bruscamente interrotta da una mano gelida, umida, squallida come quel corpo a cui stava attaccata.
Si voltò, incapace di muoversi, di tentare nuovamente di allontanarsi da quella figura. L’ipod crollò per terra, come stava per succedere al suo corpo inerme. Socchiuse le palpebre, smettendo di percepire il contatto con mondo esterno, recidendo ogni legame, per riaprirli solo cinque estati dopo, afose e umide come quella, in un luogo non poi così lontano da quel punto, davanti alla donna che le era stata a fianco per tutto quel tempo – che non trattenne un’espressione di stupore, alzandosi di scatto e andando a chiamare aiuto. Si era addormentata ragazza, ma adesso era una donna.

Ciò che il vento porta via

Grazia Deledda (1926)

Motivazione ufficiale per il Premio Nobel: “Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”.

 

E’ la vera storia di una piccola ragazza di Provincia che un giorno – all’apparenza come tanti – realizza il sogno di una vita.
E’ lei, Grazia Deledda, minuta ragazza proveniente da Nuoro, l’unica scrittrice italiana a vincere, il 10 dicembre del 1926, il Nobel per la Letteratura.
Figlia di Giovanni Antonio e Francesca Cambosu e quinta di sette figli, eredita la passione per la poesia dal padre, già compositore di versi in sardo, giurista mancato ed agiato imprenditore.
Dopo la quarta elementare i suoi studi proseguono privatamente, e sono incentrati su italiano, latino e francese; in seguito li continuerà totalmente da autodidatta.
Nel 1926 riceve il Nobel per la Letteratura, e la Motivazione ufficiale recita:

“Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”.

Inizia la sua carriera letteraria a soli diciassette anni, allorché invia alcuni racconti ad una rivista, “ L’ultima moda”, dando seguito ad una collaborazione con vari giornali, come “ La Sardegna”, “ Piccola rivista”, e “ Nuova Antologia” – dapprima a puntate ed in seguito sotto forma di Romanzo.
La sua esistenza e’ segnata purtroppo da una serie di lutti che influenzano la sua narrativa: é infatti l’esistenza umana sviscerata nelle sue debolezze il tema portante della sua opera letteraria, incentrata sui conflitti – che mostra magistralmente nel suo componimento più celebre, “ Canne al vento”, che le fa vincere il Nobel.

 

Amore, ma anche dolore e morte sono i temi principali trattati nei suoi racconti intrisi di fatalità. Dando spazio ad errore e colpa, la scrittrice fa prendere al lettore coscienza dell’esistenza del male raccontato nelle sue innumerevoli sfaccettature, invitandolo in modo un pò celato ad immedesimarsi nelle vicende trattate.

 

E’ interessante notare che i primi critici delle opere della Deledda furono i suoi stessi conterranei: gli intellettuali sardi del suo tempo si sentirono traditi e non accettarono la sua operazione letteraria, ad eccezione di alcuni – inoltre le sue opere le causarono le antipatie degli abitanti di Nuoro, luogo da cui prese ispirazione per le sue storie; i suoi conterranei erano infatti dell’opinione che descriveva la Sardegna come terra rude, rustica e quindi anche arretrata.

Scrive sia in lingua italiana che in lingua sarda, utilizzando spesso termini dialettali.

In “ Canne al vento” tratta il tema della superstizione, della povertà e dell’onore, dipingendo una Sardegna al limite tra la civiltà rurale e arretrata e un’Isola che invece va verso il progresso.

E’ la storia di quattro donne, di origine nobiliare, la cui esistenza é limitata da un padre prepotente che ha a cuore solo le apparenze, concentrato com’é sul mantenimento della posizione di prestigio di fronte a tutto il paese. Una delle ragazze però si ribellerà fuggendo dalla Sardegna, dando il via, negli anni seguenti, ad una serie di eventi destinati a portare scompiglio nelle loro vite.
Al di sopra del destino degli uomini vi é la Sorte, incontestabile, che piega gli uomini come “canne al vento” .

Ciò che colpisce, più di tutto il resto, é la sua caparbietà e l’innata fiducia nella sua terra – con le sue opere Grazia Deledda cerca di dar luce al suo Paese, mostrandolo nelle sue innumerevoli sfaccettature, e dando al lettore la possibilità di guardarlo con occhi diversi.

Un messaggio letto in chiave moderna arriva dritto al nostro cuore, in particolare a chi ama scrivere ed aspira un giorno a veder pubblicate le proprie opere:

“Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciate di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri.”

 

Il rispetto per la nostra sessualità: Non permettiamo agli uomini di usarci

 

E’ l’ultimo baluardo dell’uomo impotente dentro: mettere in rete filmati privati della propria partner sessuale, e farsi grande rovinando la vita di una donna – quante volte abbiamo sentito parlare di Tiziana Cantone, la giovane napoletana che si é tolta la vita in seguito alla gogna di cui é stata vittima? Quali motivi si celano dietro questa disuguaglianza di diritti in relazione alla mancanza di libertà sessuale delle donne?

 

 

L’uomo, come genere, sa essere crudele a volte, spietato oserei dire – parliamo tanto di emancipazione femminile, di parità dei sessi, intesa non nell’accezione “femminista” del termine, ma in senso di uguaglianza di diritti – ci facciamo grandi a parole, ma di fronte a certi eventi non riusciamo a prendere realmente posizione, giudichiamo negativamente e scherniamo la vittima di turno a volte, e dentro di noi pensiamo:
E’ una poco di buono, sennò non si sarebbe fatta filmare, sennò non avrebbe fatto certe cose..E a volte siamo noi stesse a farlo, noi donne, non pensando che un giorno una cosa simile potrebbe capitare anche a noi e magari contro la nostra volontà.
Purtroppo certi valori non esistono più, e i gentleman scarseggiano prepotentemente, (vorrei evitare di dire che uomini veri non ce ne sono più) ecco perché sarebbe auspicabile non inviare certe foto o filmati al proprio ragazzo o partner sessuale.
Pensiamo a Tiziana Cantone, un nome che abbiamo spesso sentito al Tg negli ultimi tempi – il nome di una giovane donna con problemi di depressione alle spalle che si é tolta la vita per un video privato diventato virale che le ha rovinato completamente l’esistenza.

Dentro la propria camera da letto, se voluto da entrambe le parti e nel pieno rispetto del proprio corpo e di quello dell’altra persona , a mio parere uno può fare ciò che fa stare bene e di cui si ha voglia, ma dovrebbe rimanere tra quelle mura e basta.

Un uomo che va a letto con molte donne é considerato un casanova, un seduttore, e nella maggior parte dei casi viene esaltato dal gruppo, quasi osannato, considerato e visto in senso più che positivo, invece una donna che intrattiene rapporti sessuali no, e se osa essere più spinta viene etichettata come “poco seria” o con epiteti ancora più gravi.
Dietro una donna che si filma in un momento intimo, che sia con il fidanzato che con un amante occasionale si nasconde una persona, una persona che dentro di sé può avere un mondo, un mondo speciale che non mette a disposizione di tutti ; una donna che dentro di sé si strugge perché soffre, perché in fondo é fragile, debole, magari anche desiderosa di attenzioni, amore, o semplicemente di affetto, una donna che magari si é trovata in certe situazioni per una totale mancanza di autostima e di rispetto per sé stessa; una donna incapace di dire di no forse.

Purtroppo alcune donne, in una continua quanto infruttuosa ricerca di approvazione,  si spingono in atti sessuali esagerati –  laddove fossero mentalmente lucide non acconsentirebbero- pur di far contento e di compiacere l’uomo che hanno accanto – anzi, forse dovrei dire maschio, in quanto dotato di organi genitali maschili – perché un vero “uomo” é ben altro. 
Se Tiziana non fosse stata una donna con una grande fragilità interiore non si sarebbe attaccata una corda al collo ponendo tristemente fine alla sua vita di giovane donna, decidendo con questo atto di lanciare a mio parere un messaggio, un messaggio di dolore e disperazione rimasto per troppo tempo inascoltato.
Non tutte le donne vittime di simili reati riescono a continuare la loro vita come se nulla fosse accaduto o ad andare avanti, ma togliersi la vita é qualcosa di terribile, l’ultimo gesto disperato . Anche la Legge é stata crudele con lei, ben due volte, la prima quando l’ha costretta al pagamento di una ingente somma di denaro per il risarcimento di alcuni siti internet , e la seconda volta quando ha lasciato impunito l’essere che ha causato in primis la sua morte ( esiste un reato che si chiama “ Istigazione al suicidio”, articolo 580 del Codice Penale):

« Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.
Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio »

Etichettata a vita per qualcosa che non si é, per qualcuno che ha delle debolezze, dei mostri interiori che non riesce a combattere da sola, può trasformarsi in un vero e proprio dramma, etichettata per aver avuto un rapporto sessuale.
Dalla vicenda di Tiziana prendo spunto per parlare di un problema gravissimo, nonché anacronistico oserei dire : L’emancipazione femminile…ragazzi, dove sta? Io non la vedo. E mi fa paura, e provo orrore ogni volta che una donna viene giudicata male se qualcuno spesso contro la sua volontà posta su un social uno scatto un pò osé o un filmino girato in un momento privato, seppur possa essere ritenuto da alcuni immorale ; e non mi riferisco solo al campo sessuale, ma in genere anche nel campo lavorativo, una donna ha il diritto di fare ciò che vuole senza temere il giudizio altrui; siamo nel 2017, una donna che indossa una minigonna mettendo in mostra le proprie gambe deve poterlo fare senza essere per questo motivo essere etichettata come una che si mette in mostra – credo che l’eleganza debba essere la base di tutto, ma la libertà (nei limiti della decenza e del buon gusto chiaramente! ) penso debba essere sempre garantita a tutte ed in tutte le situazioni.
Dobbiamo analizzare i motivi, quali motivi stanno dietro a certi cliché? Impariamo a chiedercelo, e soprattutto a chiederci perché l’opinione che gli altri hanno su di noi può rivestire per noi così tanta importanza da portare qualcuno ad un gesto così oscuro come quello del suicidio? Cosa ci insegna la società? Che le donne sono degli oggetti chiaramente, dalle pubblicità alle trasmissioni televisive é evidente in modo quasi imbarazzante, una donna che si filma o che si fa filmare durante un rapporto intimo e che viene messa in croce per questo, giustiziata moralmente e poi anche fisicamente (negli anni sono stati creati numerosissimi siti in cui Tiziana veniva denigrata in modo pesantissimo ed etichettata nei modi peggiori) merita di essere etichettata per sempre? Io seguo molto i casi di cronaca, leggo i giornali e ascolto il Tg, e all’inizio credevo dal modo in cui se ne parlasse , che la gente si riferisse ad un’aspirante attrice porno – questo per dire che é assurdo che succeda una cosa simile, che ogni donna é un mondo speciale e va coltivata e rispettata.
Se ci fate caso, quando una donna raggiunge il successo (soprattutto per motivi lavorativi) piovono subito commenti riferiti sempre al suo essere donna e non alla persona considerata come “individuo”, ed ai presunti motivi per i quali avrebbe raggiunto il successo (chissà con chi é stata, chissà che ha fatto per arrivare lì..).
E voi uomini? Vi sentite grandi quando rovinate la vita di una donna? Quando la filmate senza il suo consenso e poi mandate il video sul gruppo di Whatsapp di turno e ve lo passate tra di voi? Per me non siete uomini, siete degli insulsi esseri, impotenti nel cuore, che é la cosa più squallida che possa succedervi, più dell’impotenza fisica.

Sogno un mondo dove esista l’uguaglianza tra gli “individui” senza distinzione di sesso, religione, colore di pelle – iniziamo a tirare fuori il carattere, purtroppo non siamo tutte forti e a volte ci lasciamo abbattere, magari Tiziana aveva delle debolezze, aveva bisogno di aiuto, e per questo ha commesso degli errori.
Dobbiamo comportarci da donne , avere prima di tutto rispetto di noi stesse, del nostro corpo, ma non necessariamente da sante, a pretendere i nostri diritti e a non permettere mai a nessuno di mancarci di rispetto, neanche con un gesto o uno sguardo inappropriato.
Io ormai non me ne tengo una, magari sarò un caso leggermente estremo, ma preferisco essere così – non permettiamo agli uomini di mortificare il nostro corpo, la nostra identità, i nostri pensieri, la nostra intelligenza, ma pretendiamo il diritto di essere donne in tutti i sensi, e valutiamo meglio la persona che abbiamo di fronte, imparando che tra dieci uomini forse (e dico forse!) solo uno ci rispetterà e tratterà come meritiamo, in attesa di tempi (e di uomini) migliori.

Scarred beauty

 

scarpette-rosse
(Picture by Guido Montalbano)

 

Scarred. Acid this time, a corrosive substance which could damage a car body.

Whenever we read a newspaper or we turn on the TV there is a new crime story about women who were assaulted. It has become almost a déjà-vu and, it’s horrible to say, but sometimes we even don’t pay attention anymore. Nowadays acid attacks, used to disfigure faces, are more and more frequent.

As soon as I hear the news of violence against a woman I ask myself the same questions:
“Where are the institutions, where is the law when you need it really? Do you have to die to be seriously taken into consideration? Did the girl, before the fact, denounce her stalker? “
Most feminicides could be avoided in several ways.
Women, whose safety is really in danger, proved by irrefutable facts (threats, stalking) should get protection.
I’ve studied in Private law that a threat has always to be taken seriously into consideration, so I wonder: how in the world is it possible that frequently assaulters or stalkers manage to have a lucky escape in spite of any evidence?
Clearly the woman who courageously denounces her stalker, should absolutely interrupt all contacts, never granting him the “last clarifying meeting” or not allowing him to “return home “ in order to pick up belongings, because often these are the times when the victim is subject to the final assault.
But I wonder, if a woman reports … severs every link … every contact with the “monster”, shouldn’t she be protected by the law?
Perhaps some judges should stop to underestimate these facts and finally apply the law, putting into practice severe penalties pursuant to the Criminal Law Codes.

Let’s consider the “Law against stalking”, where stalking is a term that includes, among its meanings: ..to hunt prey (which expresses clearly the fact) governed by Article 612 bis of the Criminal Law Code.

The first paragraph of 612-bis C.P.persecutory acts“, reads:

“Unless the act constitutes a even more serious crime, anybody repeatedly threatening or harassing somebody so as to cause a continuing and serious state of anxiety or fear that could give rise to a well-founded fear for themselves or for a close relative or by forcing the same to alter their living habits, shall be punished with imprisonment from six months to four years.”

This is the first paragraph of the article of the only law in Italy that protects women from stalkers, providing, in fact, imprisonment from six months to four years; unfortunately, for many reasons, most stalkers get away with it, remaining, sometimes for years, a constant danger for women they’ve tortured, but also for those who might be their victims in the future.

We are tired, tired of this hate, tired of this unnatural viciousness that hides behind men often seemingly “innocent” and respectable.
Stalkers belong to every social category, and certainly it is not enough to be a well-known professional to be allowed to beat the mother of their children, nothing gives you the right to harass a colleague in the office: the only thing that counts is who you really are, not the mask you’re wearing, and there are plenty of monsters wearing a well-made mask, unfortunately; is is indeed very difficult to recognize them; at least, however, let’s consider reality when we meet one, and let’s report them right away.
And please, dear magistrates (of course I’m not referring to all of them ..) have the courage to put these half-men in jail and let them rot there, but please do not sentence them for three months only, thus giving them the opportunity to return home, to their totally unprotected preys.
Don’t you realize that leaving them unpunished, unconsciously will push future predators and stalkers to go wild? In this way you become accomplices of other potential attacks and, even worse, murder.

Because sometimes those leaving prison are committed to complete their unfinished job, full of anger against the woman who reported them; indeed , the news section is full of these stories.
A trial where a victim of both physical and psychological violence must find evidence, has to fight under threat, having maybe children to protect, forced to live in the constant fear that something might happen to them or their family, (sometimes women are not even free to park their car in the garage at night and to walk home, stoically resigned to their sad fate.)
The latest victim of this fierce violence, whose beautiful face was forever tainted by the acid, is Gessica Notaro, twenty-eight-years old beauty, full of dreams and hopes, that despite the cruel tragedy, still hopes to be able to continue to “see”, hoping to fully recover the eyesight, since she currently sees with only one eye, consoling friends and family who are devastated by the event.

These are her words from a hospital bed:

“Although I remain disfigured, although he has made me a monster, do I care? I do not care if I will be beautiful again, the important thing is that I will be seeing again. I want to see, to see life in the face.”

We shall never give up, and always continue to demand justice, the way Jessica is doing; she doesn’t care that her appearance has irretrievably changed, that her beauty has been canceled, but she cares about one thing: to continue to see with her own eyes.
The half-man, guilty of this act, has not not achieved his goal: to erase forever the identity, the face, the femininity of the woman he said he loved.

L’ennesima bellezza cancellata

scarpette-rosse
(Fotografia di Guido Montalbano)

Sfregiata. Idraulico liquido stavolta, una sostanza talmente corrosiva da danneggiare la carrozzeria di una macchina.

Ogni volta che apriamo un giornale la cronaca nera é ormai la più quotata;
in prima pagina, o quando più semplicemente accendiamo la televisione all’ora di cena, davanti al Tg, é diventato come rivivere un déjà-vu, con la differenza che non é una semplice sensazione, ma é tutto vero purtroppo.

E’ brutto da dire, ma é diventato talmente comune sentire che ad una ragazza é stato buttato addosso l’acido che a volte non alziamo neanche gli occhi per guardare meglio cosa sia successo, per osservare il bel sorriso nelle foto del viso della vittima prima di essere per sempre sfigurato.
Io però non riesco a non farlo.
Quando sento il triste racconto dell’ennesima violenza di un uomo nei confronti di una donna non riesco a non pormi sempre le stesse domande:
Dove sono le istituzioni, dov’é la legge quando serve veramente? Bisogna finire per forza sottoterra per essere ascoltate? La ragazza, prima del fatto, aveva denunciato il suo aggressore?”
Se ci fate caso infatti, la maggior parte dei casi di femminicidio di cui sentiamo giornalmente parlare potevano essere evitati, in più modi.
Le donne la cui incolumità é realmente in pericolo, nel caso di reale pericolo intendo, dimostrato da fatti inconfutabili (minacce, appostamenti, atti sia scritti che fisici) non dovrebbe essere un motivo sufficiente per farle ottenere protezione? Io penso di si.

In Diritto Privato ho studiato che una minaccia và presa sul serio se é grave e se é tale da far presa su una persona “normale, sensata” , quindi mi chiedo come riescano certuni a passarla liscia anche di fronte all’evidenza dei fatti.
Certo, chiaramente la donna che con coraggio riesce a denunciare il suo aguzzino, do per scontato che chiuda ogni rapporto con lui non permettendogli, per quel che può, nessun contatto, soprattutto non concedendogli mai l’ultimo incontro chiarificatore, oppure il classico ritorno a casa per riprendere le ultime cose, perché spesso sono proprio queste le volte in cui la vittima non fa più ritorno a casa propria. Mai più.
Ma io mi chiedo, se una donna denuncia, recide ogni collegamento, ogni contatto con il mostro, la Legge non dovrebbe tutelarla?
Forse alcuni magistrati dovrebbero smetterla di prendere così alla leggera lo scempio che sta avvenendo davanti agli occhi di tutti, mettere da parte il dilagante finto buonismo che avvelena i nostri Tribunali e la nostra Società, e applicare finalmente le Legge, iniziando a mettere in pratica le pene severe che troviamo scritte nei Codici di Diritto Penale.

Esiste una legge, la “Legge contro lo stalking”, termine che viene dall’inglese “to stalk” che tra i suoi significati annovera “..dare caccia alla preda” (che rende molto bene l’idea) regolata dall’articolo 612 bis del Codice di Diritto Penale.

L’art. 612-bis c.p. rubricato “Atti persecutori”, al primo comma, recita:

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, é punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”

Così recita il primo comma dell’articolo dell’unica legge in Italia che tutela le donne dagli stalker, che prevede, appunto, la reclusione da sei mesi a quattro anni; peccato che per mille motivi la maggior parte degli stalker la passi liscia, rimanendo, a volte per anni, un costante pericolo per le donne che hanno torturato ma anche per quelle a cui potrebbero fare del male in futuro.

Siamo stanchi, stanchi di questo odio, stanchi di questa innaturale cattiveria che si nasconde dietro uomini spesso apparentemente “innocenti” e perbene;
gli stalker appartengono ad ogni fascia sociale, ma sicuramente non basta essere un professionista affermato per potersi permettere di mettere le mani addosso alla propria compagna, alla madre dei propri figli, niente dà il diritto di importunare la collega d’ufficio: l’unica cosa che conta é la persona che sei, non la maschera che indossi, e di mostri che indossano una maschera ben fatta purtroppo ce ne sono parecchi in giro, ed é molto difficile riconoscerli; almeno, però, guardiamo in faccia la realtà quando ne incontriamo uno, e denunciamolo subito.

E per favore, cari Magistrati (chiaramente lungi da me fare di tutta l’erba un fascio..) abbiate il coraggio di buttarli in galera e farli marcire una volta tanto questi mezzi uomini, ma non dategli tre mesi per poi rimandarli a casa in attesa del processo, lasciando chi denuncia totalmente priva di protezione.
Non vi rendete conto che lasciandoli impuniti spingerete inconsciamente i futuri maniaci e stalker a darsi alla pazza gioia, sicuri di non farsi mai un giorno di galera? Cosi vi rendete complici di altre potenziali aggressioni e ancora peggio, omicidi.

Perché a volte chi esce dal carcere si impegna a concludere l’opera iniziata, colmo d’ira nei confronti della donna che l’ha fatto incarcerare, e la cronaca riporta tantissimi casi in tal senso.
Un processo in cui una vittima di violenza sia fisica che psicologica deve trovarsi da sola le prove, deve combattere sotto minaccia magari, con dei figli a carico, costretta a vivere nell’angosciante attesa che possa accadere qualcosa a lei o alla sua famiglia da un momento all’altro, donne che non sono nemmeno più libere di parcheggiare l’automobile in garage la sera e di rientrare a casa serene, ormai stoicamente rassegnate al loro triste destino.

L’ultima vittima della feroce violenza, il cui bellissimo volto é stato per sempre alterato con l’acido, é quello di Gessica Notaro, ventottenne piena di sogni e di speranze, che nonostante la tragedia che l’ha ingiustamente e crudelmente colpita, spera di riuscire a continuare a vedere”, sperando di recuperare completamente la vista che al momento ha solo da un’occhio, consolando lei stessa amici e familiari distrutti per quello che le é stato fatto.

Queste le sue parole da un letto di ospedale:

“Anche se rimango sfigurata, se mi ha ridotto a un mostro cosa mi importa? Non mi interessa tornare bella, l’importante è che io veda. Voglio vedere, vedere in faccia la vita”.

Non bisogna arrendersi mai, e continuare sempre a pretendere giustizia, come sta facendo anche Gessica, a cui non importa del suo aspetto irrimediabilmente mutato, della sua bellezza cancellata, ma a cui importa solo una cosa: continuare a vedere con i suoi occhi.
Il mezzo uomo colpevole di questo gesto non é riuscito nel suo intento: cancellare per sempre l’identità, il volto, la femminilità della donna che un tempo diceva di amare.