Quando mi hanno proposto di visitare il carcere Ucciardone onestamente sono rimasta perplessa, non credevo neanche fosse uno dei percorsi previsti da “Le vie dei Tesori”. Immaginavo sarebbe stato impressionante ritrovarmi lì, l’ho sempre immaginato un luogo triste e squallido. Ed invece mi sono dovuta ricredere.

 Oggi voglio condividere con voi il suo aspetto più emotivo, quello propositivo, che mai mi sarei aspettata da un luogo così.

Le due guide, entrambe architetto, ci introducono subito nel cortile interno della struttura, dove c’é una madonnina molto bella ed antica, ed iniziano a spiegarci che questa statua é di grande importanza per i detenuti, infatti ogni mattina chi passa davanti si fa il segno della croce o si sofferma per una breve preghiera.

Ma facciamo un passo indietro nel tempo: nell’immaginario collettivo, il carcere Ucciardone ci riporta subito al ricordo del più grande processo penale mai celebrato per crimini di Mafia. E’ infatti un luogo celebre per la sua Aula Bunker, anche definita “aula verde” per il colore predominante, costruita in soli sei mesi tra il 1985 ed il 1986 con sofisticati sistemi di sicurezza, in modo da resistere a tentativi di fuga e perfino ad attacchi aerei, e al fine di ospitare un numero notevole di imputati. Ed è qui che si tenne il Maxiprocesso alla Mafia, iniziato nel febbraio del 1986, con la collaborazione da alcuni pentiti un tempo ai vertici dell’organizzazione mafiosa, che ne rivelarono i segreti e le strutture interne, e grazie all’operato di grandi uomini del calibro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, membri del pool antimafia e giudici istruttori durante il processo, scelti da Antonino Caponnetto, alla guida del pool. Alla fine del processo furono condannati all’ergastolo numerosi appartenenti all’organizzazione criminale mafiosa.Di quel periodo, in tutto il mondo ma anche dentro le mura del carcere, resta la memoria storica, anche nelle numerose intitolazioni: di recente il carcere è stato intitolato ad un eroe antimafia, il maresciallo Calogero Di Bona, ucciso nell’agosto del 1979.

L’ultima cerimonia commemorativa ad una vittima della mafia risale proprio al sei gennaio, quarantesimo anniversario dell’uccisione di Piersanti Mattarella, che al tempo ricopriva il ruolo di Presidente della Regione Siciliana. Il nostro Giardino Inglese, polmone verde di Palermo, porta adesso il suo nome.

Strutturato a raggiera, é diviso in più sezioni. La quinta é quella destinata alle attività produttive. Infatti ci raccontano che all’interno del carcere c’é anche un pastificio. Un imprenditore locale ha avviato questa attività che consente ai detenuti di fare un lavoro dignitoso e produttivo. Inoltre, per chi propone attività imprenditoriale vi sono delle agevolazioni, ed in questo modo oltre a fare un bellissimo gesto, si consente anche alle imprese siciliane di crescere.

Tutti i prodotti sono acquistabili in alcuni supermercati, ed inoltre derivano dalla coltivazione di terreni confiscati alle mafie. Ci hanno mostrato anche le confezioni di pasta, che é fatta con una farina siciliana molto famosa e di eccellente qualità, e si trova anche in versione integrale, in una confezione “bio”. L’arte della lavorazione del pane e della pasta é sicuramente speranza di riscatto nella vita, perché chi impara un mestiere potrà continuarlo anche appena finirà di scontare la pena. In questo modo si regala qualcosa di concreto in cui sperare, qualcosa per cui vivere ogni giorno.

Continuando la visita ci raccontano che grande attenzione é riservata ai figli dei detenuti. Infatti, da un pò di tempo a questa parte sono stati creati dei luoghi meno freddi, più accoglienti e solari per consentirgli di incontrare, durante i permessi, i loro figli. Grande sensibilità viene così dimostrata nei confronti di bambini innocenti, vittime di qualcosa che non hanno commesso.

Un luogo che ci fanno visitare é invece il laboratorio artistico, in cui i detenuti danno libero spazio alla propria creatività. Ci raccontano che la maggior parte di essi non ha mai avuto la possibilità di avere in mano una matita o un pennello e con grande sorpresa si riscopre vero e proprio artista. Le sedie di legno dipinte nello stile dei carretti siciliani, con colori sgargianti, gli armadi dipinti e tanto altro ancora testimoniano la vita dentro le celle, il modo in cui o detenuti passano le giornate e le loro speranze per il futuro.

Coloro i quali meritano un’altra chance hanno qui l’occasione di dimostrarlo con dignità, di dimostrare a loro stessi che la vita vale e che tutti possono pentirsi e ricominciare, prendendo adesso la strada giusta, ed in questo modo si facilita anche il loro reinserimento nella società. Viene data anche la possibilità, a chi lo desidera, di terminare gli studi.

Tuttavia, vi confesso che il racconto che mi ha commosso di più é stato quello che riguarda gli ex tossicodipendenti. C’è chi con il vizio della droga ha perso la propria famiglia, gli affetti più cari, magari un buon lavoro, il posto nella società, chi ha dovuto interrompere gli studi, chi ha perso il rispetto degli amici. Da poco tempo a questa parte é nato un progetto che ha avuto grande successo: queste persone sono state invitate nelle scuole a raccontare la loro esperienza di vita per sensibilizzare i ragazzi contro l’uso delle droghe. Non bisognerebbe provare neanche una volta, nessun tipo di sostanza, perché quell’unica volta può essere quella fatale o quella che può portarli a perdere completamente la strada.

Mai avrei immaginato di trovare tanta umanità e speranza in un luogo come un carcere.

Adesso é quasi ora di pranzo. Vediamo una guardia condurre alcuni detenuti nella loro sezione. Mentre li vedo camminare a testa bassa penso che forse per loro c’é ancora speranza di trovare la pace, di imparare a far del bene al prossimo ma anche a sé stessi.

Vorrei dedicare qualche verso di una poesia che mi piace molto a coloro che vogliono redimersi veramente, a coloro che combattono ogni giorno per avere un’altra chance dalla vita. 

I versi sono di Martha Medeiros:

“ Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare;

Chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna

O della pioggia incessante…evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.”