Andrea Camilleri, il maestro del giallo

 

Per un aspirante scrittore o per un appassionato lettore, ciò che affascina di più di Camilleri é l’immensità della sua produzione letteraria. Da dove prendeva l’ispirazione per tutti i suoi romanzi? riuscendo a raccontare così tante avventure dalle trame avvincenti, per di più ambientate sempre negli stessi luoghi? E la risposta é una: dalla sua Sicilia. 

É la Sicilia la chiave di tutto”, come diceva Wolfgang von Goethe.

E la magia di questa splendida isola riesce a trasmetterla sia sul palco che nei suoi celebri romanzi. Drammaturgo (ha insegnato regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica) regista, prima ancora che scrittore, aveva il dono di creare con la sua penna un’atmosfera magica.

 Il Maestro Camilleri, nato a Porto Empedocle nel 1925, ha venduto più di dieci milioni di copie, é stato tradotto in più di cento lingue ed é stato un uomo capace di catturare l’attenzione e di tenere incollati alle sue labbra tutti, come ha fatto con “Conversazione su Tiresia”, scritto e interpretato da lui stesso, messo in scena nel giugno 2018 nella splendida cornice del teatro greco di Siracusa, sotto un cielo stellato. 

Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio “cunto”, passare tra il pubblico con la coppola in mano. ” queste le sue parole.

Camilleri si presenta al suo pubblico come Tiresia, un indovino della mitologia greca a cui era stato tolto il dono della vista. Lo stesso Camilleri ne era già in parte privato. E’ davvero affascinante ascoltarlo mentre recita. 

Poco prima della sua scomparsa ha prestato la sua voce al saggio e anziano orso ne “ L’invasione degli orsi in Sicilia ” , un romanzo di Dino Buzzati pubblicato inizialmente a puntate nel 1945 ne 

 Il corriere dei piccoli , di cui é stato realizzato da poco un film d’animazione, presentato al Festival del cinema di Cannes.

Tuttavia, il personaggio più importante nato dalla sua penna é il commissario Montalbano, il detective italiano per eccellenza, e Camilleri riesce, con i suoi romanzi sempre originali e unici a mostrare la parte più affascinante della Sicilia. 

Interpretato magistralmente, nella trasposizione televisiva da Luca Zingaretti, da anni ormai celebre per questo ruolo, é riuscito a portarci a Punta Secca davanti alla casa sul mare, a nuotare con lui, al ristorante dove gusta le prelibatezze del mare, ci ha fatto scrutare l’orizzonte giunti alla sera, ci ha anche mostrato la bellezza dei luoghi, l’arte della Sicilia, la lotta contro la mafia ed il momento in cui veniva colto dalle intuizioni migliori. Tutti questi elementi ne hanno decretato il successo mondiale e continuano ad attrarre turisti e lettori appassionati da tutto il mondo. 

Tra le avventure di Montalbano più intriganti vi suggerisco “Il cane di terracotta”, una storia d’amore che attraversa il tempo, drammatica e avvincente – e poi “La forma dell’acqua”, “La gita a Tindari”, e “La vampa d’agosto”, interpretato nella trasposizione cinematografica da una splendida Serena Rossi agli inizi della carriera.

 L’ultimo é “Il cuoco dell’Alcyon”, con uno stile del tutto diverso dai precedenti, e il perché della sua diversità oltre a percepirlo noi stessi durante la lettura ce lo spiega Camilleri nell’ultima pagina. Le sue parole alla fine del romanzo:

 ” Prima di dare in stampa questo libro me lo sono voluto far rileggere. A malgrado che i capitoli non corrispondano perfettamente alle dieci pagine del mio computer, a malgrado che Montalbano abbia un’energia che oggi se la sogna, a malgrado che i boss del mondo non hanno bisogno di riunirsi fisicamente su una goletta ma gli basta un “clic”, vorrei dire che il linguaggio é totalmente contemporaneo, l’ho aggiornato tutto e mi pare un buonissimo libro di Montalbano. Ecco, volevo aggiungere solo questo.”

Era stato originariamente scritto come soggetto per un film italo-americano. Il “Cuoco dell’Alcyon” ha dunque un’origine non letteraria, che a parer mio lo rende unico nel suo genere.

Luce

 

 

Ad occhi chiusi registrava la luce blu davanti al suo viso stanco

e percepiva le nubi muoversi, lentamente.

Attese che il cielo fosse libero per riaprirli

ed affidò ad esse i suoi pensieri,

perché andassero oltre,

nel blu più intenso

attraverso la luce più forte,

oltre il cielo.

 

Nel blu 2

 

 

 

 

 

Le Vie dei Tesori ed il carcere Ucciardone: un luogo di redenzione e speranza

 

Quando mi hanno proposto di visitare il carcere Ucciardone onestamente sono rimasta perplessa, non credevo neanche fosse uno dei percorsi previsti da “Le vie dei Tesori”. Immaginavo sarebbe stato impressionante ritrovarmi lì, l’ho sempre immaginato un luogo triste e squallido. Ed invece mi sono dovuta ricredere.

 Oggi voglio condividere con voi il suo aspetto più emotivo, quello propositivo, che mai mi sarei aspettata da un luogo così.

Le due guide, entrambe architetto, ci introducono subito nel cortile interno della struttura, dove c’é una madonnina molto bella ed antica, ed iniziano a spiegarci che questa statua é di grande importanza per i detenuti, infatti ogni mattina chi passa davanti si fa il segno della croce o si sofferma per una breve preghiera.

Il carcere é stato di recente intitolato a Calogero Di Bona, maresciallo ed eroe antimafia, ucciso dalla mafia nell’agosto del 1979. Strutturato a raggiera, é diviso in più sezioni. La quinta é quella destinata alle attività produttive. Infatti ci raccontano che all’interno del carcere c’é anche un pastificio. Un imprenditore locale ha avviato questa attività che consente ai detenuti di fare un lavoro dignitoso e produttivo. Inoltre, per chi propone attività imprenditoriale vi sono delle agevolazioni, ed in questo modo oltre a fare un bellissimo gesto, si consente anche alle imprese siciliane di crescere.

Tutti i prodotti sono acquistabili in alcuni supermercati, ed inoltre derivano dalla coltivazione di terreni confiscati alle mafie. Ci hanno mostrato anche le confezioni di pasta, che é fatta con una farina siciliana molto famosa e di eccellente qualità, e si trova anche in versione integrale, in una confezione “bio”. L’arte della lavorazione del pane e della pasta é sicuramente speranza di riscatto nella vita, perché chi impara un mestiere potrà continuarlo anche appena finirà di scontare la pena. In questo modo si regala qualcosa di concreto in cui sperare, qualcosa per cui vivere ogni giorno.

Continuando la visita ci raccontano che grande attenzione é riservata ai figli dei detenuti. Infatti, da un pò di tempo a questa parte sono stati creati dei luoghi meno freddi, più accoglienti e solari per consentirgli di incontrare, durante i permessi, i loro figli. Grande sensibilità viene così dimostrata nei confronti di bambini innocenti, vittime di qualcosa che non hanno commesso.

Un luogo che ci fanno visitare é invece il laboratorio artistico, in cui i detenuti danno libero spazio alla propria creatività. Ci raccontano che la maggior parte di essi non ha mai avuto la possibilità di avere in mano una matita o un pennello e con grande sorpresa si riscopre vero e proprio artista. Le sedie di legno dipinte nello stile dei carretti siciliani, con colori sgargianti, gli armadi dipinti e tanto altro ancora testimoniano la vita dentro le celle, il modo in cui o detenuti passano le giornate e le loro speranze per il futuro.

Coloro i quali meritano un’altra chance hanno qui l’occasione di dimostrarlo con dignità, di dimostrare a loro stessi che la vita vale e che tutti possono pentirsi e ricominciare, prendendo adesso la strada giusta, ed in questo modo si facilita anche il loro reinserimento nella società. Viene data anche la possibilità, a chi lo desidera, di terminare gli studi.

Tuttavia, vi confesso che il racconto che mi ha commosso di più é stato quello che riguarda gli ex tossicodipendenti. C’è chi con il vizio della droga ha perso la propria famiglia, gli affetti più cari, magari un buon lavoro, il posto nella società, chi ha dovuto interrompere gli studi, chi ha perso il rispetto degli amici. Da poco tempo a questa parte é nato un progetto che ha avuto grande successo: queste persone sono state invitate nelle scuole a raccontare la loro esperienza di vita per sensibilizzare i ragazzi contro l’uso delle droghe. Non bisognerebbe provare neanche una volta, nessun tipo di sostanza, perché quell’unica volta può essere quella fatale o quella che può portarli a perdere completamente la strada.

Mai avrei immaginato di trovare tanta umanità e speranza in un luogo come un carcere.

Adesso é quasi ora di pranzo. Vediamo una guardia condurre alcuni detenuti nella loro sezione. Mentre li vedo camminare a testa bassa penso che forse per loro c’é ancora speranza di trovare la pace, di imparare a far del bene al prossimo ma anche a sé stessi.

Vorrei dedicare qualche verso di una poesia che mi piace molto a coloro che vogliono redimersi veramente, a coloro che combattono ogni giorno per avere un’altra chance dalla vita. 

I versi sono di Martha Medeiros:

“ Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare;

Chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna

O della pioggia incessante…evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” 

Revenge porn : come combattere l’odiosa vendetta

 

E’ stato approvato all’unanimità dalla Camera, con 461 voti e nessuno contrario, l’emendamento al disegno di legge “ codice rosso” che introduce il reato di “Revenge porn” , che condanna chi – dopo la fine di una relazione – diffonda per vendetta video/foto delle parti intime del proprio ex partner senza il suo consenso.

 

Cosa prevede il “ Revenge porn”?

Il testo “ Legge sul revenge porn” prevede che “chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.” 

 

– La stessa pena vale per chiunque riceva questo materiale per poi contribuire a renderlo virale, inviandolo in gruppi whatsapp o sui vari social network. 

– Nel caso in cui chi compie questo reato sia una persona con un legame con la vittima (coniuge, ex marito) la pena aumenta. 

 

E’ spesso conseguenza del sexting

Il sexting é una pratica piuttosto diffusa, che consiste nell’inviare al proprio partner foto sexy destinate però ad uso esclusivamente privato. Purtroppo viviamo in un mondo in cui non ci si può fidare praticamente di nessuno, quindi meglio prevenire e non solo é meglio non inviare foto osé, ma bisognerebbe proprio evitare di farle.

 

Come ci si può proteggere da un simile reato? 

La prima cosa che mi viene da dire é – scegliendo meglio il proprio partner – anche se può sembrare scontato, chi ci ama sicuramente é dotato di intelletto e sa bene i rischi che comporta filmarsi in quei momenti, e soprattutto non facendosi mai filmare nei momenti intimi né farsi o inviare materiale hot. Questo monito vale soprattutto per le più giovani, che probabilmente non si rendono conto dei potenziali rischi che corrono. E’ chiaro che un uomo che compie un simile gesto non può ritenersi tale.Ritrovare il piacere della riservatezza, del rispetto per il proprio corpo, l’intimità si chiama intimità proprio per questo! Non solo non dobbiamo inviare foto o permettere a qualcuno di filmarci  (diverso il caso di chi viene filmato senza il consenso) perché una volta finiti nel web é praticamente impossibile ottenerne la rimozione, c’é un’ampia giurisprudenza in merito a questi casi. I minori sono la categoria più a rischio poiché la loro mancanza di consapevolezza dei mezzi informatici li porta a non dare troppo peso ai rischi e alle possibili conseguenze, perché credono di poter tornare indietro e rimediare a tutto. Ma purtroppo non é cosi. 

 

Anche il revenge porn é una forma di violenza psicologica?

Il revenge porn é una pratica subdola e pericolosissima. E’ una forma di violenza psicologica tra le più infime. Le immagini sono spesso accompagnate da tutte quelle informazioni finalizzate a far capire l’identità della vittima – nome, numero di telefono, città in cui vive – con lo scopo di umiliarla ed annientarla psicologicamente e socialmente. In Italia (come nel resto del mondo) esistono innumerevoli casi di ragazze che si sono tolte la vita perché incapaci di affrontare un simile danno creato alla propria immagine.

 

Se lui ti filma quando non sei mentalmente lucida

In più bisognerebbe sensibilizzare i ragazzi all’astensione da tutti quei vizi che possano portare a non essere più del tutto padroni delle proprie azioni, come l’abuso di alcool o l’uso di stupefacenti. Anche se ovviamente si può essere vittime di revenge porn anche in condizioni di piena salute e consapevolezza mentale, é sempre meglio fare prevenzione in tal senso, soprattutto tra gli adolescenti.

Per le coppie che si filmano senza secondi fini, credo che ciò avvenga soprattutto per gioco, per rendere il sesso meno monotono, peccando spesso di leggerezza, ma ciò a mio parere cancella la magia che quel momento di intimità e amore dovrebbe avere.  Inoltre non c’é niente di più bello del vivere quei momenti a telecamere spente, e affidarsi soltanto ai ricordi per ritornare con la mente a quella situazione.

 

Il mio consiglio su come difenderci: 

Contattare i social network laddove possibile e segnalare i contenuti inappropriati. Inoltre bisogna subito rivolgersi alla polizia postale e sporgere denuncia. Un team di psicologi é a disposizione gratuitamente per aiutare soprattutto i minori vittime di revenge porn. Spesso sono proprio loro che, per vergogna o per timore di non essere presi sul serio, scelgono di non denunciare. O forse perché hanno paura delle reazioni negative dei genitori.

Ricordate che la denuncia é un gesto di grande civiltà e di estrema importanza, perché si spera possa assicurare alla legge il delinquente che ha commesso il reato, proteggendo in questo modo le future potenziali vittime dello stesso.

 

Come aiutare le vittime di questo reato? Con l’educazione digitale

Se per caso riceviamo nel telefono immagini intime o private di un’altra persona, dobbiamo subito denunciare l’accaduto e provvedere a rimuovere l’immagine che ci é stata inviata, provando magari a sensibilizzare gli altri a fare lo stesso. A volte infatti la causa del più tragico epilogo é proprio la viralità di questi video, e la crudeltà e bassezza di coloro che si divertono a condividerli.

 

Come dimenticare Tiziana Cantone?

Tutti noi ricordiamo la giovane donna che si tolse la vita a causa dei filmati privati messi in rete dal suo ex partner. “Uomini” – non meritano neanche una simile definizione –  più “esseri immondi” e privi di coscienza resero virale quel filmato, divertendosi a deriderla, contribuendo alla fine di una giovane vita. Anni fa scrissi qui sul mio blog un articolo su di lei  “Il rispetto per la nostra sessualità: non permettiamo agli uomini di usarci”. La mamma di Tiziana Cantone combatte ancora per ottenere giustizia e la rimozione totale del materiale privato di sua figlia da internet. Ad oggi purtroppo non c’é riuscita, ma continua a sperare che un giorno sua figlia ottenga giustizia, e noi con lei.

Intelligenza emotiva

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Definito dal New York Times come un “testo rivelazione”, Intelligenza emotiva di Daniel Goleman – già insegnante di psicologia ad Harvard – é una delle più utili e incredibili letture che io abbia mai letto, é una sorta di guida per imparare a comprendere a fondo le nostre emozioni e a gestirle.

Qi e intelligenza emotiva :

Le persone con un elevato Qi vengono distinte da coloro che invece hanno un tipo di intelligenza che si definisce “ intelligenza emotiva”.  E’ chiaro che spesso queste qualità possano coincidere nella stessa persona. 

Salovey e Mayer, due psicologi, in “ Emotional Intelligence”  includono le “intelligenze personali” di Gardner ed estendono queste abilità ad alcuni ambiti fondamentali: 

  1. Conoscenza delle proprie emozioni
  2. Controllo delle emozioni
  3. Motivazione di se stessi
  4. Riconoscimento delle emozioni altrui
  5. Gestione delle relazioni

– Ciascuno di noi può riconoscersi in alcune di queste abilità, chi non sente di averle invece può impegnarsi per farle proprie. 

Premetto che generalmente non mi piace negli articoli che scrivo, fare differenze tra uomini e donne,  tuttavia in questo caso visto che si tratta della mia recensione di un libro penso sia corretto riportare ciò che dice Goleman.

La persona dotata di un elevato Qi é sicuramente abile nella vita scolastica/ universitaria ma spesso inetto nell’ambito personale. Goleman sostiene che i profili siano leggermente diversi a seconda che si tratti di uomini o donne. L’uomo in questione é molto critico, esigente e distaccato dal punto di vista emotivo, mentre gli uomini dotati di grande intelligenza emotiva sono aperti, espansivi, socievoli, si concentrano più sui lati positivi che su quelli negativi. Sono a proprio agio con sé stessi e con il mondo che li circonda.

Passando alle donne invece con elevato Qi queste ultime sono sicure intellettualmente, ma anche più introspettive e soggette ad ansia e ripensamenti.
Al contrario invece le donne dotate di intelligenza emotiva riescono ad esprimere i propri sentimenti in modo diretto e sono più sicure di sé. Sono anche più equilibrate e generalmente ( é chiaro che ciò non vale per tutti) affrontano con meno difficoltà momenti di stress. Anche loro come gli uomini, si concentrano sulle emozioni positive. Ovviamente stiamo parlando in linea teorica, generale, perché una donna o un uomo dotato di intelligenza emotiva potrebbe benissimo essere più insicuro, tendente al pessimismo in alcune situazioni – normale conseguenza della maggiore sensibilità – é chiaro che ciascuno di noi é diverso e va considerato nella propria individualità, con i propri punti di forza e anche con le zone d’ombra. 

Molte persone sono dotate di entrambi i tipi di intelligenza, ma é certamente l’intelligenza emotiva a contribuire la qualità che ci rendono pienamente umani.

L’empatia : la capacità di entrare in contatto profondo con gli altri

Goleman spiega il motivo per cui alcune persone riescano ad entrare subito in “empatia” con il prossimo. Queste persone hanno un dono, ovvero la capacità innata di comprendere i bisogni altrui, a volte anche adeguandosi a ciò che pensano o che piace agli altri, mettendoli subito a proprio agio, cercando di carpire informazioni sull’altro, su cosa fa star bene, e per questa loro qualità sono destinati ad avere grande successo nelle future relazioni interpersonali.
Inoltre, parla anche del riuscire a scindere i problemi personali dal nostro studio/lavoro, perché ciascuno di noi nella vita, inevitabilmente, si troverà di fronte ad un problema personale ma ciò non può condizionare troppo o interferire nella nostra sfera lavorativa. 

  • Come possiamo evitare che ciò accada? Imparando a gestire bene le emozioni riusciremo a minimizzare questo problema diventando più forti e quasi “impermeabili” alle difficoltà della vita.

La primaria importanza del pensiero positivo :

Chi pensa positivo vive più a lungo. Il ricadere continuamente sui pensieri negativi conduce inevitabilmente ad ammalarsi – di depressione ad esempio, o di altre malattie – infatti le difese immunitarie si abbassano rendendoci più vulnerabili.

Quando qualcosa di negativo ci accade stare a pensare di continuo al perché siamo stati così poco fortunati avvelena la nostra esistenza ed intossica la nostra mente – é inoltre del tutto improduttivo, impariamo invece a porci le domande positive – a vedere i lati positivi di ogni situazione, sarà un pò come iniziare un allenamento in palestra, all’inizio sarà dura ma con il tempo diventerà un esercizio automatico, meno faticoso.

L’importanza dell’amicizia e il danno creato dalla solitudine 

La solitudine fa male. Circondarsi di persone che godono della nostra fiducia é fondamentale per vivere bene e affrontare ogni ostacolo con qualcuno che ci tiene per mano. Chi ci ama infatti può esserci di grande aiuto nell’aprire i nostri occhi e nel percepire ciò che ci sta succedendo dal punto di vista più realistico. 

Senza amici inoltre si raddoppia la possibilità di ammalarsi. 

Sulla rivista “ Science” é scritto : “ Nel 1987 l’isolamento é significativo ai fini della mortalità esattamente come il fumo, l’ipertensione, un elevato livello ematico di colesterolo, l’obesità e la mancanza di attività fisica.”

 

Genitori, insegnanti e infanzia : insegnare a scuola le emozioni :

L’importanza dell’incoraggiamento dei genitori e degli insegnanti fin dall’infanzia, la capacità di ascolto , é fondamentale per far crescere bene il bambino e sviluppare la sua capacità emotiva – é importante che le sue necessità non siano ignorate – e le sue potenzialità devono potersi sviluppare al massimo. I genitori hanno il compito di guidare i figli nella comprensione delle loro emozioni. 

  • Inoltre, aiutare le persone a gestire i loro sentimenti negativi – come ansia, depressione, rabbia – può prevenirle. Infatti i dati dimostrano che la tossicità di queste emozioni porta a danni non lontani da quelli procurati da vizi apparentemente più gravi, come il fumo di sigaretta. Per rimediare a tutto ciò bisognerebbe insegnare le abilità legate all’intelligenza emotiva ai figli fin da bambini – guidandoli nella loro crescita personale, dicendogli di non gettare la spugna alla prima difficoltà – in modo da consentirgli di controllare le loro emozioni da adulti. 

Estate, la solitudine delle città

Che cosa c’é di più malinconico di una città deserta?

 

Quando il caldo é afoso e la luce brucia, la gente si allontana dalle città. Ma questo non vale per chi lavora e per le persone che non possono permettersi una vacanza. Ed allora le città roventi diventano una gabbia dalla quale sembra impossibile venire fuori.

Cosa si può fare in una città che si é svuotata?

Anche se sembra improbabile, si può fare amicizia. Il bisogno di instaurare rapporti con il prossimo porta ad aprirsi più in fretta, fa lo stesso effetto dell’acqua ossigenata su una ferita, all’inizio brucia un pò, ma poi calma l’animo, consola. Le ferite aperte hanno una duplice natura: fanno male, ma lasciano aperto al mondo uno spiraglio – speranza, fiducia – una spalla su cui appoggiarsi in un momento di difficoltà. Iscriversi ad un centro ricreativo, portarsi un libro in spiaggia, andare al cinema ( anche da soli si può!), vedere una mostra – sfruttando meravigliosi itinerari che vengono proposti anche d’estate – sono tutti modi efficaci per conoscere nuove persone accomunate dai nostri stessi interessi.

 

Fare volontariato

Fare volontariato aiuta. Il mondo é pieno di anziani soli, chiusi nelle case di riposo e regalare un sorriso ci gratifica e ci porta a ridimensionare i nostri problemi. Gesti che per noi sono piccoli e non hanno un grande impatto nella nostra vita, ma che possono essere di vitale importanza per qualcun altro. Infatti, dedicarsi agli altri in maniera disinteressata fa bene, ci trasmette una carica di positività ed una notevole dose di energia.  Anche la cultura avvicina, usiamo internet per leggere di più, per informarci su ciò che accade nel mondo, per scoprire iniziative stimolanti della nostra città. Basta aprire gli occhi.

 

Anche i poeti si sentono soli

Tuttavia, proprio nella solitudine i poeti trovano la chiave per la loro felicità e la spinta che li porta ad essere creativi. La solitudine ha in sé un grande vantaggio – ci costringe a guardarci dentro, ad imparare a conoscere noi stessi – a litigare ma anche a far pace con il nostro animo. Solo chi ha imparato a stare da solo ed é in pace con sé stesso riuscirà a star bene con gli altri, perché sarà non un bisogno bensì una cosa in più, qualcosa che potremmo fare benissimo da soli, ma in due é meglio. La necessità di ricreare rapporti genuini in un periodo in cui ci troviamo in una città vuota é un dramma difficile da affrontare, soprattutto per le classi più deboli, per gli anziani e per i giovani senza lavoro, perché tutti abbiamo bisogno di qualcuno con cui rapportarci.

 

Saper ascoltare gli altri

Riaccendiamo la capacità, insita in noi, di saper ascoltare. Un gesto educato ha la capacità di trasmettere fiducia, ma può salvare anche noi, può avere il potere di riaccendere la miccia della nostra fantasia. Impariamo a dosare bisogno di indipendenza e di solitudine con la voglia innata di socialità; infatti per essere di buon umore ed in salute bisogna imparare a dosare i due aspetti. E non c’é luogo migliore di una città estiva, nel vuoto sordo della solitudine, per ritrovare la via giusta da intraprendere. La cultura avvicina, usiamo internet per leggere di più, per informarci su ciò che accade nel mondo, soprattutto d’estate. Basta uscire di casa ed aprire gli occhi.

 

Il lato positivo 

In estate il silenzio ci dà modo di godere delle bellezze della nostra città. Svegliarsi la mattina con un itinerario da seguire, avendo molto più tempo, con le scuole chiuse, ci sono meno distrazioni e non c’é più la necessità di correre da un punto all’altro – in una lotta frenetica contro il tempo – possiamo finalmente riscoprire la nostra città. 

Ci fa percepire ciò che di solito ignoriamo, senza smog, sembra respirare aria pulita, riprende fiato, nell’immobilità che sembra avvolgere i luoghi, anche noi possiamo fermarci e respirare a pieni polmoni. Tutto ciò si apprezza di più la notte, quando finalmente riusciremo a vedere le stelle, che, con i cieli senza nubi sono più visibili. Adesso, mettiamoci sul terrazzo e godiamo dell’infinito che si apre davanti al nostro sguardo.

 

 

 

La mia migliore amica

 

 

La mia migliore amica

 

L’ultimo giorno dell’anno era arrivato. Le nostre compagne di classe si erano già organizzate da settimane, ma lei no, si era tenuta volutamente fuori da ogni impegno. Poche volte nella vita capita di incontrare persone come lei. Ci conoscevamo dall’infanzia, avevamo studiato sempre insieme, d’estate andavamo al mare, in una spiaggia piccola ma dalla sabbia sottile, quasi evanescente, era un posto sconosciuto ai più, ma era il nostro e di conseguenza era speciale.

 Nella nostra scuola eravamo tutte ragazze, e l’assenza di maschi rendeva tutte più irrequiete, quindi era facile ritrovarsi invischiate in qualche inutile conflitto. Ma lei cercava sempre di risolverli tutti, metteva sempre una buona parola, con un sorriso e una battuta smontava ogni tentativo bellicoso, anzi a volte si metteva in mezzo fisicamente, dividendo le isteriche di turno, e d’improvviso tornava il sereno. Io la ricordo così. Mi piace ricordare questo di lei.

Neanche le prof riuscivano ad adirarsi e a rimproverarla, anche quando ne combinava di tutti i colori. Ma c’era una cosa che mi colpì sul serio della mia amica, un gesto di generosità enorme, qualcosa che accadde ormai più di dieci anni fa.Non ci aveva pensato più di tanto. Lei non ne aveva bisogno, perché tutto ciò che le veniva dal cuore era spontaneo, puro, irripetibile.Ricordo che un pomeriggio, l’ultimo dell’anno, dopo aver studiato insieme, mi chiese se volevo accompagnarla in un posto.

“ Che posto?” Chiesi incuriosita.

“ E’ una sorpresa..” rispose lei, sorridendomi.

Imbacuccate come eschimesi, salimmo su un autobus verso una direzione per me sconosciuta. Avevamo sedici anni. Io avevo solo due cose in testa: il famoso dieci in italiano che non ho mai raggiunto, e lo studio in generale, e per fortuna aggiungo – visto che entrambe facevamo il liceo classico e le materie erano impegnative – e, ovviamente la ricerca del principe azzurro. Purtroppo o per fortuna, ero una romantica. E lo sono ancora.

Appena varcai la soglia, la osservai muoversi in quel luogo come se l’avesse frequentato da sempre. C’erano diversi anziani, alcuni stavano seduti nelle carrozzine. I volti dei presenti si illuminarono, sembrava che in una stanza buia e fredda fosse entrato uno spiraglio di luce bianca, una luce calda, abbagliante. Esplosiva. Ero sicuramente rimasta imbambolata, perché la mia amica afferro’ la mia mano e mi trascinò per presentarmi tutti. Mi guardai attorno, sorpresa.

 Era una casa di riposo. 

Mi sentii improvvisamente una ragazzina futile, inutile. Ero a disagio e provavo molta timidezza in quel posto. Percepivo anche uno strano odore, che definirei di “chiuso”. Mi sembrava tutto troppo grande per noi. Tuttavia, i miei futili pensieri erano volati via per sempre.

“ Chi di loro é tuo amico?” le domandai sottovoce.

“ Tutti Orni, soprattutto quelli che non vorrebbero esserlo!” E lanciò uno sguardo verso una signora dallo sguardo all’apparenza ostile.

Mi raccontò proprio di lei, della signora che iniziava a brontolare. Era in uno stadio avanzato di alzheimer. I figli, pur essendo benestanti e avendo ampio spazio nelle loro case, avevano deciso di liberarsi di lei, abbandonandola lì.

“ In che senso?” risposi, accigliata.

Lo sguardo della mia amica si fece cupo, e aspettò di allontanarsi con me per raccontarmi meglio. In pratica, non appena si era ammalata, l’avevano lasciata lì e non erano più andati a trovarla. Se non quell’unica volta all’anno, per gestire i pagamenti e tutte le faccende burocratiche. 

“ Cosa?” 

“ Esatto. Sta molto male, a volte non ricorda neanche chi io sia e mi manda via a male parole, seppur mi conosca ormai da più di un anno. Ovviamente io non me la prendo, so che, in fondo, mi vuole tanto bene. Altre volte invece mi dice che per lei sono come una figlia. Pensa che porto sempre con me un libro e glielo leggo. Quest’anno ne abbiamo letti una decina. Ha dei momenti di lucidità in cui si rende conto di essere stata abbandonata, e non se ne capacita poverina, comprende che forse essere tenuta a casa poteva essere pesante, ma non capisce il disinteresse – perché nessuno venga mai a trovarla o si preoccupi di come sta – mi racconta di tutti i sacrifici che ha fatto per i suoi figli, avevano un bellissimo rapporto – era rimasta vedova molto giovane, non aveva un lavoro e due figli piccoli da mantenere. Ma c’era una cosa che sapeva fare bene, e quella cosa fu quella che la salvò. Ed era la cucina. La signora cucinava benissimo…”
“ Era una cuoca quindi? ” Chiesi.

“ Non esattamente. Nel senso che lei cucinava dolci a casa sua e li vendeva, ne faceva moltissimi. Mi ha anche regalato il suo quaderno di ricette. E siccome nel piccolo paese in cui viveva sapevano tutti che era una brava signora e che il destino non era stato buono con lei, compravano sempre i suoi dolci, per le feste, compleanni, o la domenica al posto di quelli di pasticceria.

 Lavorava tutto il giorno senza mai riposarsi, e così manteneva i suoi due figli e riuscì anche a mandarli all’università. Per tutta la vita non si era mai concessa un solo sfizio, un viaggio, un cinema, una borsa buona, niente di niente. L’unica passione che coltivava, oltre la cucina, era la lettura. Molte persone nel paese, sapendo le condizioni economiche disagiate in cui versava, si procuravano sempre una manciata di libri usati per lei. Leggeva di notte, quando stremata andava a coricarsi anche lei, dopo aver fatto addormentare i due figli piccoli.

Si laurearono entrambi, diventarono medici. Uno dei due insegna pure all’Università qui a Palermo. Pensa che la signora ha anche dei nipoti che non ha mai visto…”

Ricordo che subito dopo aver ascoltato quel racconto, mi sentii bruciare dentro. Provai rabbia, frustrazione, disagio. Ascoltare quella storia così triste, fu come ricevere un pugno dritto allo stomaco. All’improvviso sentii che la signora non era più una sconosciuta per me, ma che volevo anche io diventare sua amica. 

“ Ma che stronzi…!” Risposi d’istinto, a voce un pò troppo alta.

“ Shh! Non possiamo giudicare le scelte degli altri, magari vederla così li fa soffrire troppo…”

“ Tu hai un difetto, vedi sempre il bene in tutti, ma a volte alcune persone fanno semplicemente schifo…”

“ Io ho fatto una cosa che non avrei dovuto fare..”
“ Al tuo solito! Che hai combinato?”
“ Gli ho scritto. Ad entrambi i fratelli. Uno mi ha risposto. L’altro invece no.”

“ E che ti ha detto?”

“ Che verrà a trovarla, anzi, penso che a momenti dovrebbe essere qui.”

“ A capodanno? E tu ci credi?”

“ Orni, da quando sei così pessimista?”

“ Non sono pessimista. Sono realista. Uno che lascia la madre sola in un posto come questo, dopo tutti gli sforzi di lei, dopo una vita di sacrifici per i suoi figli…”

Dopo una mezz’ora il figlio della signora, accompagnato dalla moglie e da un bambino piccolo, si presentarono. Lui era rosso in viso e si guardava attorno come se stesse cercando qualcuno. Era a disagio, si vedeva lontano un miglio. Per un attimo esitò, ed ebbi paura che volesse tornare indietro. In quel momento pensavo : Se prova a farlo dovrà vedersela con me. Lo andrò a prendere e lo trascinerò a viva forza…

La mia amica gli fece segno con la mano, regalando a tutti e tre un infinito sorriso.

Per fortuna, quello fu un momento di lucidità per la signora, che non appena incontrò lo sguardo del figlio, della moglie di lui e del bambino, scoppiò in lacrime, lacrime di gioia. Si abbracciarono, erano tutti commossi.

Anche io non riuscii a trattenermi, e in un attimo i miei occhi bruciavano e lasciavano colare il rimmel sulle guance. Non avevo ancora provato un emozione così forte. Questo é ciò che più mi manca di lei. La capacità di riunire le persone, la forza nel non perdere mai la fiducia negli altri, la perseveranza di aprire gli occhi anche e soprattutto a chi non vuol vedere.

Grazie a lei, non lasciarono mai più la signora da sola, e decisero di riportarla a casa con loro per prendersene cura fino alla fine dei suoi giorni.

Grazie perché sei stata, sei e sarai per sempre la mia migliore amica.