close up photo ofg light bulb
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“Gas light” è il titolo di un film del regista statunitense George Cukor, uscito in Italia nel 1944 con il titolo “Angoscia”;
il film è un inquietante dramma psicologico sulla perversione relazionale, interpretato magistralmente da Ingrid Bergman, che per questa pellicola vinse un Oscar, e da Charles Boyer, che nel film interpreta Gregory Anton, l’uomo che la fa innamorare.
Altri interpreti di rilievo sono Joseph Cotten, che interpreta Brian Cameron, un detective di Scotland Yard, e un allora appena diciottenne Angela Lansbury (La famosa Signora in giallo) nei panni di Nancy Oliver, la giovane cameriera.

 

Il dramma è ambientato in un’Inghilterra vittoriana e ha come protagonisti Paula Alquist Anton e Gregory Anton, una coppia appena sposata.
I due si conoscono in Italia, Paese in cui Paula si rifugia dieci anni prima sconvolta per aver assistito impotente al brutale assassinio della zia con cui viveva a Londra, Alice Alquist, famosa cantante lirica. Paula in Italia segue le sue orme studiando anch’essa canto lirico tentando in tutti i modi di dimenticare quel terribile giorno.
E’ proprio il neo sposo però a convincere Paula a tornare a Londra e ad iniziare la vita coniugale proprio nella casa dove lei è cresciuta insieme alla zia, ma ben presto le cose prendono una piega sbagliata.
Gregory a Londra si trasforma in un despota che le vieta di uscire di casa e di avere contatti con altre persone, dichiarandosi nel contempo profondamente innamorato di lei, iniziando un insidioso processo di svalutazione della personalità di Paula, rendendola estremamente insicura e dipendente, portandola a dubitare delle sue stesse percezioni.
Gregory infatti sorprende Paula con una reazione d’ira quando lei trova in un cassetto una lettera firmata “Sergio Bauer”, indirizzata alla zia e stranamente datata due giorni prima dell’omicidio, strappandogliela letteralmente dalle mani.
L’uomo da quel momento manipola piccoli oggetti dell’ambiente, nasconde alcuni quadri staccandoli dalla parete e accusa lei di averli fatti sparire; le regala una spilla per poi riprendersela di nascosto portandola a dubitare della propria sanità mentale; ogni notte Gregory esce di casa e rientra dalla porta sul retro, sale in soffitta nella spasmodica ricerca dei famosi gioielli della zia di Paula, terrorizzandola ancor di più con l’inquietante rumore dei suoi passi.
Abbassa le luci a gas della casa (da qui il titolo del film, Gas Light), negando però fortemente di averlo fatto e accusandola a sua volta, per portarla lentamente alla pazzia.
A questo punto entra in gioco il suo piano diabolico: una volta uscita di senno Gregory avrebbe fatto richiudere Paula in manicomio, potendo così cercare liberamente gli inestimabili gioielli della zia Alice, che brama di ottenere dal giorno in cui la uccise; Gregory Anton è infatti Sergio Bauer, l’autore della lettera trovata da Paula nonché l’assassino di Alice Alquist.
Un uomo dotato di grande ingegno, Brian Cameron, detective di Scotland Yard, che da mesi osserva fuori dalla casa gli strani comportamenti di Paula, trova il modo di entrare in casa e dopo averle fatto alcune domande capisce tutto, spiega a Paula che non è pazza e che i passi che sentono in quel momento in soffitta non sono assolutamente frutto della sua immaginazione, ma è Sergio Bauer che cerca i gioielli.
Dopo una breve colluttazione il detective lo lega ad una sedia e Paula parla a suo marito per l’ultima volta: quando lui le chiede di dargli un’altra chance, lei chiede al detective di portarlo via per sempre.
Adesso, finalmente, Paula è consapevole di essere mentalmente sana, ed è libera di iniziare una nuova vita.

Dal titolo del film, “Gas Light” è stato coniato il termine medico “gaslighting”, scientificamente classificata come una raffinata e subdola forma di violenza mentale.
Il gaslighter di Paula è suo marito Gregory, quando le dice: “Mi dispiace quando non stai bene e immagini le cose..”.
Ecco il paradosso del manipolatore (il gaslighter è il re dei paradossi): la vittima diventa complice inconsapevole del suo aguzzino, perché non solo non riesce a liberarsene, lei non vuole farlo.
Colui che la distrugge è per la vittima l’unico che può salvarla.
Questo avviene in caso di relazione patologiche, in cui la vittima sviluppa una dipendenza affettiva nei confronti del suo gaslighter, non rendendosi conto che lui la sminuisce, e prendendo per vero tutto ciò che lui le racconta fidandosi ciecamente di lui, che invece vuole solo distruggerla, annientare la sua personalità.
Nel contempo, essendo un abile manipolatore, lui è visto dall’esterno come una persona amorevole e affabile, tiene moltissimo alle apparenze e mai in pubblico tratterà male la sua vittima.
La vittima si convince così di non poter vivere senza di lui, perché è convinta che nessun altro potrebbe amarla.
Come accade nel film e anche nella realtà, solo chi intuisce dall’esterno il suo disagio e stato di angoscia può aiutarla a fuggire dal perverso gaslighter.
Per lui la vittima è solo uno specchio, un bellissimo specchio in cui si riflette.