Da qualche tempo guardo il mondo con occhi ancora più attenti e sensibili. Forse è per questo che oggi mi immedesimo profondamente nel dolore degli altri, soprattutto quando a soffrire sono gli animali. È da giorni che sto male per la storia della mamma cagnolina di Agrigento. Continuo a pensarci e non riesco a togliermela dalla mente. Quella vicenda mi ha spezzato il cuore.
Continuo a pensare a lei, alla sua impotenza, al suo disperato tentativo di proteggere i suoi cuccioli e di chiedere aiuto. In quello sguardo ho visto l’amore più puro: quello di una madre che farebbe qualsiasi cosa per i propri piccoli. Un amore che non conosce specie. Mi stringe il cuore pensare a quei cuccioli che non ce l’hanno fatta. E vivo ancora più intensamente questa sofferenza perché vivo in Sicilia e conosco bene il caldo insopportabile di questi giorni. Per questo mi hanno colpita anche altre storie, come quella della signora che cercava di dissetare il cane del piano di sotto versandogli dell’acqua dal balcone. Per fortuna è stato salvato, ma continuo a chiedermi: come si può arrivare a tanta indifferenza?
Gli animali dipendono da noi. Non possono scegliere la famiglia in cui vivere, non possono raccontare ciò che subiscono, spesso non possono nemmeno difendersi. Siamo noi ad avere il dovere di proteggerli. Ed è proprio questo che non riesco a comprendere: come si possa fare del male a esseri così indifesi, a una mamma con i suoi cuccioli. E c’è una domanda che continua a tormentarmi: se una persona non ama gli animali, perché sceglie di prenderne uno? Un animale non è un oggetto. È una vita. Prova paura, sofferenza, gioia, attaccamento. Ha bisogno di cure, di rispetto e di amore. Non riesco a capire come si possa infliggere dolore a un essere che dipende completamente da noi.
Vorrei che chi maltratta o abbandona un animale fosse punito con molta più severità, perché il rispetto della vita dovrebbe essere uno dei valori fondamentali di una società civile. Forse la cosa che oggi mi fa più paura è proprio questa: accorgermi di quanta cattiveria gratuita possa esistere. Eppure, accanto a questa crudeltà, vedo anche un’umanità meravigliosa. Vedo i volontari, le associazioni, i cittadini che non si voltano dall’altra parte. Persone che salvano, curano, denunciano, si espongono, spesso mettendosi contro chi fa del male. Persone che scelgono di essere la voce di chi una voce non ce l’ha. È grazie a loro se quella mamma cagnolina e i suoi cuccioli sopravvissuti hanno avuto una seconda possibilità. Ed è grazie a loro se continuo a credere che il bene esista ancora.
Forse è questo il pensiero che mi accompagna più di tutti: negli occhi degli animali vedo anime pure. Vedo una sincerità, una capacità di amare e una fedeltà che troppo spesso faccio fatica a ritrovare negli esseri umani. E credo che il grado di civiltà di una società si misuri anche da questo: da come tratta gli esseri più fragili, quelli che non possono chiedere aiuto con le parole e che dipendono completamente da noi. C’è un’immagine che, più di tutte, continuerà ad accompagnarmi: lo sguardo di quella mamma cagnolina. Nonostante la sofferenza, nonostante la fame, la sete e tutto quello che aveva vissuto, continuava a scodinzolare a chi cercava di aiutarla.
Non dimenticherò mai quello sguardo. Dentro c’era paura, ma anche una fiducia disarmante nell’essere umano. Una fiducia che lei continuava ad avere, nonostante fosse stata proprio l’indifferenza e la crudeltà di qualcuno a condannarla a tanta sofferenza. Forse è questo che mi spezza il cuore più di ogni altra cosa: la capacità degli animali di continuare ad amare e a fidarsi, anche dopo aver conosciuto il peggio dell’umanità. E credo che abbiamo il dovere di essere all’altezza di quella fiducia, perché la nostra umanità si misura anche da come scegliamo di trattare chi è più fragile e completamente nelle nostre mani.
Ornella Badagliacca