L’UOMO DAI DUE VOLTI : IL NARCISISTA MALIGNO

Lasciandoti dentro un vuoto apparentemente incolmabile, alla domanda “Perché?”, che abbiamo quasi timore di porgli, lascia rispondere alla certezza che si è ormai insidiata in noi: “La colpa è solo tua”.

 

Quando lo incontriamo non possiamo più dimenticarlo, ci entra nella pelle, si insinua come un serpente nella nostra mente, quasi prendesse spunto da Shakespeare in Lady Macbeth: “Prendi l’aspetto del fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso”.
Non stiamo parlando di un caso alla Dr Jekyll e Mr Hyde, in quel caso infatti il vero Dr Jekyll non aveva niente a che fare con il signor Hyde, che era il risultato di un esperimento andato male, anche se il suo autore voleva rappresentare così il dualismo dell’animo umano.
Apparentemente onesto e per bene si presenta invece il “narcisista maligno”, così definito da Otto Kernberg, uno psichiatra austriaco che studia questa disturbo mentale da tutta la vita; parliamo di uomini spesso ben inseriti nella società, medici, professionisti, e solo chi ne ha incontrato uno e ha potuto studiarlo a fondo può essere in grado di tracciarne un identikit valido.
Dotati di un ego gigantesco, un Io grandioso, questi soggetti si sentono onnipotenti e pensano che tutto gli sia dovuto, nutrendosi avidamente delle debolezze ma anche delle energie di chi gli sta accanto, soprattutto del bisogno di affetto.
Premurosi e romantici all’inverosimile durante i primi mesi della relazione, sorprendono destabilizzando la loro “preda” quando rivelano la loro spregevole natura. Abile seduttore, con i suoi stratagemmi preconfezionati ma studiati alla perfezione non deve neanche corteggiarti più di tanto: Sarai tu a cadere tra le sue braccia come una foglia in autunno.
D’un tratto l’iscrizione in palestra diventerà sotto suo amorevole consiglio una cosa di cui possiamo fare a meno, essendo già bellissime, un aperitivo con le amiche un’occasione pericolosa in cui potremmo attirare l’attenzione di altri uomini, assolutamente da evitare; la minigonna un invito a “provarci”, le lezioni all’università superflue, la normalità e la quotidianità diventerà qualcosa di sbagliato, continuamente oggetto di critica da parte del nostro narciso.
Resteremo da sole, convinte che i nostri amici in realtà non provano vero affetto, ma ci sfruttano soltanto, che i nostri genitori ci hanno educate male e che dobbiamo allontanarci da loro, che i nostri studi universitari o il nostro lavoro non sono indispensabili, tanto un giorno sarà lui (più in gamba, affermato, colto) ad occuparsi di noi.
Sfruttate in tutti i modi e spremute come un’arancia, umiliate verbalmente e a volte anche picchiate (stando sempre attenti a non lasciare segni!) i più furbi chiedono scusa, mentre i più audaci non si preoccupano di fingere, ormai certi della nostra totale dedizione al di là di tutto.
Ti lasciano dentro un vuoto apparentemente incolmabile, e alla domanda: “Perché?” che abbiamo quasi timore di porgli, lascia rispondere alla certezza che si è ormai insidiata nella nostra mente: “La colpa è solo tua”.
Usano i rapporti fisici per confonderci come una specie di “imbalsamazione” emotiva. Attraversando la fase dell’incredulità, la più dolorosa, la vittima fatica ad ammettere di avere a che fare con una persona psicologicamente instabile e che assolutamente non la ama. Purtroppo il narciso maligno non è capace di amare, non può, concentrato com’è su se stesso e incapace di provare reali sentimenti.
Proviamo ad assecondare ogni suo desiderio, ogni sua follia, ormai convinte di essere noi quelle sbagliate e inadeguate nella vana speranza di non perderlo (che in realtà sarebbe una gran fortuna).

Ma noi non amiamo un uomo così, perché amarlo equivale ad amare un comodino o un cavalcavia; siamo innamorate, si, ma dell’idea che ci siamo fatte di lui, come dell’uomo difficile ma buono, in fondo, aggrappandoci ai ricordi dei meravigliosi momenti passati insieme, il nostro ragazzo difficile ma in fondo irresistibile, affascinante e indomabile incompreso che cambierà con il nostro amore incondizionato.
Niente di più fuorviante e sbagliato. L’unica cosa da fare è denunciarlo se abbiamo abbastanza prove, visto che la violenza psicologica è molto difficile da dimostrare, e interrompere la relazione per sempre chiudendogli ogni possibile contatto. Nostalgie amorose, qualora dovessero presentarsi, saranno colmate dal doloroso ricordo delle sue spregevoli azioni.
Lascia addosso un senso di oppressione, di inadeguatezza, convince la sua vittima di essere di scarso valore, mette in dubbio la nostra moralità anche quando sa benissimo che non lo tradiremo mai. Arriva al punto di accusarci per quello che invece fa lui, nutrendosi avidamente della nostra personalità, intelligenza, bellezza; perversamente, solo così riesce a sentirsi qualcuno.
Ma qui arriva il bello: la “distorsione comunicativa”. Oltre alle sue doti recitative (degne di un premio Oscar) aggiungerà quella di bugiardo cronico; diventerà così bugiardo da negare l’evidenza dei fatti. Improvvisandoci detective per disperazione, scoprendo un suo tradimento (o magari anche di peggio), ormai smascherato, non soltanto negherà, ma accuserà noi di averlo tradito.
Psicologicamente provate e distrutte, ci dirà che non siamo degne di uscire con lui, per via del “nostro” carattere instabile; forse a questo punto qualcosa ci farà risvegliare dall’incubo.
Non dimentichiamo che il narcisista maligno non è consapevole del suo disturbo mentale, ma è ben consapevole della sua cattiveria e aridità sentimentale.
Fuggire lontano e per sempre è la scelta più saggia, rimuoverlo dalla nostra mente come un’infezione da debellare, rivolgendo le nostre attenzioni altrove.
Usciamo da questo perverso gioco in cui l’unico a divertirsi è lui, che deride i nostri reali sentimenti, che sorride quando ci beviamo le sue bugie, che ci fa il verso quando piangiamo per lui, e armiamoci di indifferenza, l’unica arma efficace.
Dell’amore che credevamo provasse per noi, è rimasto a questo punto solo l’odio: in realtà il narcisista ci invidia profondamente, e l’invidia si che è un sentimento che gli è caro, invidia per la nostra capacità di gioire delle piccole cose e di amare, invidia per la bella opinione che gli altri hanno di noi, invece lui è disprezzato da chi impara a sue spese a conoscerlo, e per questo è costretto a vivere nell’ombra e nella menzogna. Dannato com’è, pur avendo tutto, non è felice di niente.

Si insinua nella nostra “ferita narcisistica” infettandola. Molti di noi ne hanno una, risalente spesso all’infanzia, ad un momento nel quale un mancato riconoscimento non ci ha fatto sentire amate a sufficienza e allora perpetriamo quella malsana sensazione di insoddisfazione, quel desiderio di essere amate e apprezzate legandoci incredibilmente proprio a qualcuno che sembra non riconoscere il nostro valore e che non fa altro che avvelenarci l’esistenza.

Una volta libere da lui, saremo finalmente pronte a riconoscere l’amore vero, iniziando però, prima di tutto, ad amare noi stesse. Poi tutto con il tempo sarà più bello, torneremo a vedere i colori, e proveremo grande gioia per la libertà ritrovata e tanta pena per lui, piccolo, insignificante, patetico insulso essere.
Non sarà facile, perché il senso di colpa che ha instillato abilmente in noi unito alla dipendenza che abbiamo sviluppato nei suoi confronti rendono veramente difficile il distacco, ma bisogna avere la forza e la convinzione di aver fatto la scelta migliore per noi stesse. Dedicarci a quello che più ci piace, leggere qualche buon libro, uscire con le amiche, concentrarsi nello studio o nel lavoro, fare un bel viaggio, sono tutte cose che ci aiuteranno a riprendere in mano la nostra vita e a non ricadere mai più in relazioni pericolose.

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