La ragazza del treno

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Una per il dolore, due per la gioia, tre per una ragazza. Tre per una ragazza. Mi sono bloccata al tre, non riesco a proseguire. Ho la testa piena di suoni e la bocca impastata di sangue. Tre per una ragazza. Le gazze ridono, si prendono gioco di me con il loro gracchiare. Una schiera di gazze, cattivo presagio. Adesso le vedo, nere contro il sole. Non sono gli uccelli, é qualcos’altro. Sta arrivando qualcuno, mi dice qualcosa. Adesso guarda: ecco cosa mi hai costretto a fare.

 

I thriller – quelli ben scritti ovviamente – sono uno dei generi letterari che amo di più.

Quando inizio una nuova lettura metto sempre accanto al libro una matita, perché mi piace molto sottolineare le parti più significative, ed in questo caso l’ho fatto in maniera quasi compulsiva.

Avvincenti, intriganti, riescono a coinvolgerti in quella “magia” che tiene incollato il tuo sguardo d’un fiato fino all’ultima pagina. 

Ho deciso che inizierò a scrivere recensioni di libri, principalmente quelli usciti di recente e che usciranno man mano, visto che la lettura é (insieme alla scrittura) la mia più grande passione.  Tuttavia, per rispetto del potenziale lettore, senza spoiler. 

Parlerò di un caso editoriale senza precedenti, un romanzo scritto da Paula Hawkins, giornalista che vive a Londra.  “La ragazza del treno” uscì in Inghilterra e negli Stati Uniti nel gennaio del 2015 e finì nel giro di pochissimo tempo in vetta alle classifiche.

Edito in Italia dalla casa editrice Piemme, é stato definito da Stephen King un 

“capolavoro di suspense”.

Ne “ La ragazza del treno” – la cosa che mi ha colpito di più é la capacità della scrittrice di narrare, sotto forma di diario in un unico romanzo, tre vite diverse che poi, alla fine – sono destinate ad incontrarsi.  La narrazione a tre voci non toglie scorrevolezza al romanzo che risulta invece avvincente a tal punto da non riuscire ad interrompere la lettura; veniamo trascinati in un vortice di emozioni che aumentano man mano la storia va avanti.  Lo stile di scrittura é semplice ma diretto, i dialoghi funzionano e la comprensione del carattere dei personaggi é lasciata al lettore che si ritrova anche lui ad investigare tra le stesse pagine del romanzo.  La protagonista, Rachel, osserva dal finestrino del treno una coppia a cui dà nomi immaginari; per lei quella é la coppia perfetta, Jess e Jason, come lei decide di chiamarli, due persone che vivono la storia d’amore da favola, la perfetta e rassicurante quotidianità, che lei tanto vorrebbe nella sua realtà – si perde a fantasticare sulla vita di quei due sconosciuti, che ai suoi occhi diventano quasi degli amici; un giorno, però, da quella stessa prospettiva si accorge di qualcosa che non avrebbe dovuto vedere.

E’ affascinante rendersi conto di come Rachel, donna sola, senza amici e dalla vita profondamente infelice trova in quel breve viaggio giornaliero seduta sul vagone di un treno, un momento in cui sognare, proiettando il suo desiderio di “vita perfetta” sull’esistenza di due perfetti sconosciuti.

In questo romanzo la cosa che mi ha colpito di più é il racconto di una delle donne – vittima dell’alcolismo, su ciò che le accade – i suoi ricordi non sono più limpidi e chiari, i contorni delle sue azioni divengono indefiniti, sempre più labili; il lettore ha difficoltà a comprendere se parla di un avvenimento reale o di qualcosa che é avvenuto solo nella sua testa, infatti la confusione sui suoi stessi ricordi la pervade. Tuttavia, alla fine ci sarà un colpo di scena che spiegherà tutto.  Anche la grande Aghata Christie aveva scritto un capolavoro i cui avvenimenti si svolgono però interamente su un treno: “Assassinio sull’Orient Express”; ed infatti l’espediente del treno lo trovo interessante, da sempre un luogo capace di ispirare grandi storie, mostra come da diverse prospettive si possa osservare qualcosa creandosi un’idea che poi inevitabilmente si scontra con la vera realtà.

E’ stato girato anche un film che però non é, a mio parere, all’altezza del romanzo, nonostante nella pellicola sia presente anche una delle mie attrici preferite, Emily Blunt. 

Nel romanzo si racconta un fenomeno di cui ho parlato in uno dei miei precedenti articoli, e che negli anni ha ispirato scrittori e autori, ovvero quello del “ Gaslighter” –  ovvero, come in questo caso, un uomo manipolatore così infimo da riuscire a gestire a modo suo, capace di “inquinare” anche i ricordi della protagonista, che perde il controllo di sé stessa – ma alla fine riemergeranno e si renderà conto in un attimo di lucidità – di non essere ciò che qualcuno vorrebbe farle credere.  Consiglio questa lettura soprattutto a chi, come me, ama la suspense e i misteri da risolvere.

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