L’avversario

 

 

Questo scritto non sarà solo una recensione bensì una riflessione su un romanzo-verità che ho letto che ha dell’incredibile.

 Il romanzo in questione é “ L’avversario” di Emmanuel Carrère, uno scrittore francese che resta affascinato da una vera storia di cronaca nera avvenuta nel 1993 in Francia, e decide di raccontarla da un punto di vista innovativo, cercando di ricostruire la personalità dell’assassino attraverso l’analisi delle sue pulsioni. La stesura del manoscritto risulterà tormentata per l’autore stesso, il quale fino all’ultimo sarà indeciso sulle modalità di narrazione.

Può un uomo fingere di essere una persona che in realtà non esiste per diciotto anni? La risposta purtroppo é sì, ed é ciò che accade al protagonista.

 Il racconto inizia quando Jean-Claude, un giovane ragazzo iscritto alla facoltà di medicina, inizia a mentire raccontando di sostenere regolarmente gli esami: mente alla sua ragazza, che poi diventerà sua moglie, mente spudoratamente alla sua famiglia, ai suoi amici, che incredibilmente non si accorgono di nulla.

Il giorno dell’appello si presentava nei corridoi per non destare sospetti, ma in realtà non sostiene più alcun esame a partire dalla fine del secondo anno. In più studiava comunque le materie del suo corso, ed era quindi perfettamente in grado di confrontarsi con i colleghi e con la sua ragazza in qualsiasi conversazione. Purtroppo, il dilemma di chi mente é che una volta che si dice la prima bugia passandola liscia, le altre seguono in maniera incontrollabile.

Tuttavia Jean-Claude continuerà ad iscriversi al terzo anno di università per parecchi anni, restando intrappolato nel tunnel delle sue menzogne – un tunnel che diventerà sempre più stretto fino a soffocarlo – l’unica via d’uscita non sarà per lui l’ammissione della verità, bensì un crimine efferato di cui si rende artefice, ovvero lo sterminio della sua famiglia. Questa, all’apparenza, sarà la sua via d’uscita.

E’ certo che se al posto di sforzare il suo intelletto nella continua ricerca di modi per prendere in giro le persone della sua vita ( e ovviamente prima di tutto se stesso) creandosi una falsa identità, si fosse invece dedicato anima e corpo allo studio e al presentarsi veramente agli esami universitari, la sua vita sarebbe stata ben diversa. 

 

Una volta una persona mi ha detto : i migliori bugiardi sono quelli che ci credono veramente. Ed é questa frase che rappresenta, per me, l’essenza di questa storia assurda.

Jean-Claude é uno psicopatico, una mela marcia, un essere così calcolatore, opportunista e malato da non potersi definire neanche una persona. E questo lo si comprende dal fatto che un essere umano seppur deviato mentalmente, come può non sentire il bisogno di confidarsi con qualcuno in tutta la vita? Che fosse uno pseudo amico, una persona incontrata sul tram, uno sconosciuto al bar, un padre, un amante..come si può tenere dentro un simile fardello e non esplodere mai con nessuno? 

Perché neppure dopo i brutali omicidi della moglie, dei figli piccoli, dei suoi genitori, dopo il tentato omicidio della sua amante, crimini compiuti con una lucidità agghiacciante, neppure dopo tutto questo la sua mente perversa sarà sfiorata dall’idea di aprirsi, di parlare con qualcuno, di gridare al mondo la sua follia.

 Perché anche dopo il suo crimine imperdonabile, Jean Claude cerca di nuovo una via di fuga. Con la stessa destrezza di un topo che fugge da un gatto famelico, lui rifugge allo stesso modo la verità. La cosa più paurosa per lui, la cosa che più di tutte fa vacillare il suo totalmente instabile “io”, é vedere il suo castello di menzogne crollare inesorabile.

 Il finto tentato suicidio alla fine di tutto, ingerendo barbiturici scaduti, pittorescamente corredato dall’apertura delle finestre dopo aver dato fuoco alla casa, lo rende un personaggio di uno squallore e di una follia inenarrabile. Anche Carrère prova un senso di disgusto quando finalmente , dopo parecchio tempo, riceve il permesso di raccontare il crimine di Jean-Claude. 

Lo scrittore inizierà un rapporto epistolare con l’assassino ed impiegherà circa sette anni a scrivere questa storia. Il suo obiettivo é entrare nella sua testa, comprendere fino in fondo il suo modo di pensare e i motivi che l’hanno spinto a non prendere una strada vera nella vita, magari più umile, più semplice, ma vera e onesta.

Mi viene in mente la grande Hannah Arendt con il suo capolavoro  “La banalità del male”, in quel caso si parlava di un processo contro un criminale nazista, una situazione diversa ma che si accomuna a quella di Jean-Claude per la freddezza e la personalità anaffettiva di entrambi gli assassini che fa rabbrividire il lettore. 

Carrère vorrebbe per un attimo tornare indietro, lasciarsi trasportare dall’istinto, vagamente nauseato dall’idea di essersi lasciato affascinare da una pagina di cronaca nera che ha dell’incredibile. Tuttavia le menti malate esercitano un certo fascino per chi ama analizzare e tentare di comprendere la corruzione dell’animo umano. E’ comprensibile.

Ma come tutti i veri scrittori, “legge” il potenziale della storia e accetta di portare avanti il suo progetto, facendone un romanzo. 

Lo stile narrativo é intrigante e lo scopo principale é mettere il lettore nella condizione di comprendere il punto di vista psicologico del protagonista, mostrando i fatti attraverso le sue emozioni. E’ quasi un flusso di coscienza e la lettura é avvincente. Una volta che entri nella storia non riesci a smettere di leggerla.

Jean-Claude tenta di coprire la vergogna di essere stato scoperto. Questo era il suo obiettivo principale: non essere smascherato. E’ come se nella sua mente le uniche cose importanti fossero queste; e quando la moglie inizia a nutrire dei dubbi lui decide di eliminarla. 

Per questo omicidio e per gli altri della sua famiglia verrà condannato all’ergastolo. Lo stesso Carrère assisterà ad alcune parti del processo. Ma cosa ci sia veramente nella sua testa non riusciranno a comprenderlo neanche gli psichiatri che l’avranno in cura.

Quello che é certo, é che i suoi gesti non vanno letti dalla nostra prospettiva di persone sane che si indignano e provano disgusto e orrore, piuttosto é interessante cercare di comprendere la sua psicologia, il suo narcisismo maligno che lo porta a vedere le altre persone come un mezzo per raggiungere i suoi scopi, la sua assurda prospettiva. Jean-Claude é un killer anaffettivo.

D’altronde, cosa c’é di più innaturale per un essere umano che uccidere i propri figli?

Un simile atto risulta invece possibile per chi vive chiaramente in una dimensione fredda, distaccata, meccanica, asettica. 

Come si può vivere una vita senza veri progetti? Senza una speranza per realizzare il proprio futuro, per costruirlo? Cosa passava nella sua mente in quelle ore seduto nei bar, mentre la sua famiglia lo credeva a lavoro presso l’Organizzazione mondiale della Sanità? Il vuoto emozionale che ha dentro gli consente di continuare a vivere una vita seppur misera come quella destinata ad una persona come lui, ad uno spietato, a tratti insignificante, ma insospettabile assassino.

Jean-Claude prova a manipolare tutti anche dopo essere stato scoperto, comportamento tipico di chi soffre del suo disturbo della personalità. Sono convinta che i narcisisti maligni non siano in grado di provare vere emozioni, piuttosto sono veri maestri nell’arte di imitare le sensazioni altrui, sono capaci di ripeterle come in un copione studiato meccanicamente ; é questa la loro croce, la condanna che li sottopone a vivere costantemente in un mondo quasi parallelo al nostro, ed é per questo che l’assassino non prova alcun rimorso per la strage familiare che ha compiuto con le sue mani.

Mi piace moltissimo il modo di raccontare di Carrère, riesce ad essere spietato e delicato al tempo stesso. Non vedo l’ora di leggere altri suoi romanzi. Il suo stile narrativo é elegante e mostra grande rispetto per l’atrocità della vicenda e per le vittime innocenti, mettendo in luce gli aspetti veramente interessanti di questa inverosimile storia. 

Un pensiero su “L’avversario

  1. Brava Ornella,
    Usi sempre un linguaggio scorrevole, chiato, con proprieta’ di linguaggio, da scrittice tu stessa.
    Entri nell’animo umano in punta di piedi. Hai un innato senso della giustizia e del rispetto delle persone che manifesti in ogni circostanza. Spero che, a breve, anche tu possa pubblicare il tuo romanzo che sarà un successo.

    "Mi piace"

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