Il dono dell’altruismo

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Cosa ci spinge ad essere altruisti?

 

L’altruismo é certamente un dono. Tuttavia, la domanda che ci poniamo é se si tratti di un dono o di qualcosa che si può acquisire col tempo. C’é chi non riesce ad esserlo neppure con le persone più care – c’é anche chi, al contrario, lo é di natura – e ciò lo porta a mettere la felicità degli altri in una posizione di priorità.

Prendiamo atto di vivere in un mondo così marcio che spesso chi é troppo predisposto verso gli altri viene giudicato ingenuo, poco furbo. L’essere altruisti può acquisire anche una dimensione negativa, nel caso in cui ci si dedichi totalmente agli altri; questo modo di agire porta con sé il rischio di diventare alla mercé altrui, dipendenti dai bisogni del prossimo.

Adesso siamo di fronte ad una serie di domande.

Da cosa emerge l’altruismo? Le persone che non lo sono amano di meno, o forse non ne sono capaci? Possono provare sentimenti autentici?

Un ruolo fondamentale lo riveste l’educazione e i valori che abbiamo appreso in famiglia, certamente il modo in cui veniamo cresciuti costituisce la spinta che ci porta a pensare in un determinato modo, condizionando moltissimo il nostro modo di agire in età adulta. Ciò non vale per tutti. Infatti, difficilmente le persone insensibili possono provare veri sentimenti, presi come sono da loro stessi; per loro infatti il prossimo é solo un mezzo per raggiungere i propri obiettivi. All’inizio fingeranno, ma poi la loro maschera cadrà inesorabilmente.

Come ci fa sentire essere altruisti? E’ forse un modo inconscio di gratificare noi stessi?

Dipende sicuramente dalle nostre priorità personali. Bisogna, in primis, essere in sintonia con le proprie necessità, solo allora potremo esserlo nei confronti degli altri in maniera del tutto sincera e disinteressata. 

Chi é altruista accoglie e trasmette di più le emozioni, e gratifica sé stesso a livello psicologico.

Avere a cuore il bene del prossimo giova alla nostra salute. Il sentirsi utili per qualcuno, essere generosi e averne la possibilità accresce molto la nostra autostima, migliorando la percezione che gli altri hanno di noi, ma ancor più importante quella che abbiamo di noi stessi.

Tuttavia, non possiamo aiutare gli altri se prima non aiutiamo noi stessi.

Chi é in grado di farlo é infatti una persona “risolta”, positiva, che cerca di vedere in ogni situazione la parte migliore, che si sforza di trovare una soluzione a tutto e la sua propensione verso i bisogni altrui deriva proprio da questo. E’ una persona che ha raggiunto una certa autonomia di pensiero ed é in armonia con sé stesso e solo così potrà volgere in maniera sana l’attenzione verso gli altri: la maturità é anche questo.

Quando non riusciamo ad essere altruisti, proviamo un senso di colpa? E questo nostro modo di sentirci proviene da noi stessi o dalla società?

Cosa ci insegna la nostra società? La corsa al potere. Lo schiacciare gli altri per il nostro fine ultimo. 

  • La corsa al successo ci rende schiavi dell’egoismo, e di conseguenza non resta spazio per l’altruismo.

Quante volte ci capita di rimanere esterrefatti dai discorsi della gente? La comune sensazione che dare ascolto ai bisogni altrui significhi “togliere” qualcosa a noi stessi é profondamente sbagliata. La caduta dei valori, il sentimento di risentimento nei confronti del prossimo, l’incapacità di vedere i bisogni dell’altro é sinistra. Ma di questo gran parte della responsabilità é da attribuire alla società, allo stato che non ci protegge nel modo giusto, alle ingiustizie che ci rendono avidi di tenere tutto per noi.

L’altruismo é legato all’empatia. 

Un individuo poco empatico, incapace per volontà o per inclinazione personale a pensare al benessere degli altri diviene arido, del tutto incapace di immedesimarsi, riesce a vedere tutto dall’unica prospettiva che conta: la sua.

Altruismo e generosità

Incontrare una persona che ha a cuore il benessere altrui oggi può definirsi un dono vero e proprio.

Ma a pensare a gli altri, cosa ci guadagno? Moltissimo, risponderei.

Questo interrogativo introduce il dilemma di coloro che devono trovare per forza un motivo di convenienza che li riconduca a loro stessi per giustificare un atto di altruismo.

Saper ascoltare gli altri: una preziosa capacità

Quante volte succede, durante una conversazione, di confrontarci con coloro che sentono senza ascoltare veramente ciò che abbiamo da dire.

Alcune persone deviano più o meno inconsapevolmente il discorso riconducendolo a loro stessi, non riescono proprio a considerare come degno di attenzione il problema dell’altro. Magari stiamo raccontando di un problema che abbiamo avuto a lavoro, di un nostro malessere, forse siamo in cerca di consigli ed il nostro interlocutore ci interrompe iniziando a raccontare di un fatto analogo accadutogli, modificando il focus della conversazione ed indirizzandolo verso di sé. A volte ciò trascende il sano scambio di idee.

Il rischio che si corre é legato al mettere del tutto in secondo piano sé stessi, assecondando in tutto i bisogni altrui, dedicandosi interamente al raggiungimento della felicità delle persone che amiamo. Questo é il rovescio della medaglia e ci ricorda che un minimo di sano egoismo é sempre necessario.

L’empatia é una caratteristica delle persone altruiste 

Il vero altruista é disinteressato, perché mosso da una motivazione interiore, per questo sono convinta che sia una qualità diretta conseguenza di una grande sensibilità d’animo, connessa alla capacità di percepire il mondo in modo positivo.

Le persone empatiche si inseriscono meglio nella società

Escluso il caso di coloro che non hanno ancora imparato a gestire la propria emotività e si ritrovano di continuo in balìa delle emozioni, in genere chi é empatico si inserisce meglio nella società, in quanto possiede la dote di entrare subito a contatto con i bisogni e le necessità altrui, poiché capace di creare genuinamente legami confidenziali, che certamente lo aiuteranno a farsi strada nel mondo.

UN CONSIGLIO PREZIOSO

Circondatevi di persone speciali capaci di regalarvi nuovi stimoli.

Di recente una persona per me importante ha stimolato la mia creatività, dandomi uno spunto per ciò che sto per scrivere – quando ci accade qualcosa di negativo, abbiamo due strade da percorrere: una é quella di lasciarci assalire dal dispiacere, innescando nella nostra mente un meccanismo pericoloso, creando una serie di domande alle quali non possiamo dare una risposta, oppure, potremmo cercare di trarre del positivo da ciò che é accaduto. Abbiamo imparato una lezione ad esempio, o magari ci siamo accorti dell’importanza di qualcosa che avevamo sotto gli occhi da tempo.

Di conseguenza, impariamo a focalizzare la nostra attenzione sulle emozioni positive.

IMPARIAMO A FARCI LE DOMANDE POSITIVE, tralasciando quelle negative

Questo utile esercizio mi ha aiutato moltissimo e voglio condividerlo con chi mi leggerà.

Il nostro modo di pensare e di affrontare le difficoltà condiziona la qualità della nostra vita.

  • Non alimentare la negatività con pensieri improduttivi, destinati a farci cadere in quel tunnel da cui al contrario dobbiamo tentare di uscire, quel tunnel che ci porta a vedere solo problemi e non soluzioni, rendendoci impossibile la comprensione dei problemi altrui e di conseguenza minando la nostra capacità di aiutare il prossimo. 
  • Vedere tutto nero é una tua scelta, ma puoi imparare ad allenare la tua mente a vedere a colori.
  • Nella vita di tutti i giorni, presi da mille impegni, per affrontare le difficoltà, abbiamo la necessità di rimanere ancorati a qualcosa di positivo, a sentimenti autentici, a valori inestimabili. Non perdiamo di vista l’importanza dei valori senza tempo come la sensibilità, quei valori che possono renderci persone migliori e che rendono la nostra vita e quella di chi ci sta attorno più genuina, onesta, sincera. Come l’altruismo.

 

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