E mi ritrovo qui, davanti ad una pagina bianca.

E’ stato uno spiraglio di luce filtrato dalla finestra, ed una canzone, Another Love, a riportarmi alla mente il momento più spensierato della mia vita. I miei sedici anni. 

Il sorriso innocente e chiaro come il sole che avevo e che cercavo nel volto degli altri. 

Quel sorriso che, mi dicevano, illuminava tutto; quel sorriso che dovevo sfoggiare con discrezione a scuola, perché lì purtroppo ti appiattiscono, lì dovevamo sembrare tutti uguali. Ma io lo trattenevo fino all’uscita, tanto all’una sarebbe suonata la campana. 

Ed è lo stesso che avevano anche i miei occhi. Anche i miei occhi sorridevano. 

Vorrei tanto tornare a quella spensieratezza, a quella convinzione di poter fare tutto, di poter prendere in mano la mia vita e plasmarla come desideravo. Ricordo le uscite con gli amici, il primo amore, le canzoni che ascoltavo mentre scrivevo, i compagni di classe, le gite, le vacanze studio a Londra, le pizze con gli amici, il viaggio della maturità, le lunghe giornate al mare. 

Ogni esperienza nuova era speciale, meravigliosa. Anche i problemi a scuola erano sopportabili: ogni cosa attorno a me mi faceva sentire incredibilmente viva e forte. 

Pur essendo da sempre molto riflessiva e sensibile, vedevo sempre il lato positivo in ogni cosa. Ero piena di entusiasmo e voglia di vivere.

Quella che provo adesso che sono diventata donna, è una forma di nostalgia, ma una nostalgia dal retrogusto positivo, perché ricordo tutto quello che provavo e vivevo in modo nitido, cristallino; e sento che sta tornando, sento che quella parte di me preme per tornare ad esprimersi.

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E poi sono diventata “grande”, ho compiuto diciotto anni. I miei diciotto anni hanno il profumo del gelsomino, di quel parco con il prato verde dove andavo con i miei compagni di liceo a ripassare. Mi ricordano il colore che andava tanto di moda quell’anno: un bellissimo color corallo. Mi piaceva tanto, a ripensarci; i miei diciotto anni mi ricordano One di Mary-J Blidge e gli U2, i vestiti più femminili, le magliette di Intimissimi e i jeans di Miss Sixty. 

Ero passata dal sentirmi troppo magra e acerba, insicura di me stessa, ad avere delle forme da donna. Ogni parte del mio corpo adesso era in armonia. 

Ero diventata bella. 

Ricordo che portavo i capelli lunghissimi e cercavo di essere sempre perfetta anche per andare a scuola. Avevo tanta voglia di scherzare, mi godevo le prime emozioni, le prime sensazioni forti. Pensavo un pò troppo già a quell’età, ero una sognatrice, per alcuni versi anche un pò ribelle, avevo da poco cambiato scuola e stavo vivendo un periodo duro. Ero passata dall’essere la più brava della classe ad essere così indietro in quella nuova..

Non mi sentivo compresa dagli insegnanti. Avrei tanto desiderato una mano che mi accompagnasse, un’ancora di salvezza che a scuola nuova non ho mai avuto. Avevo bisogno di diventare più forte. Dovevo ancora crescere. 

Vorrei tanto poter tornare indietro ed impegnarmi di più, non perdermi d’animo per le angherie subite dai professori, riprendere a studiare senza sosta, tornare ad essere la prima della classe, fregarmene del loro pensiero e proseguire per la mia strada; vorrei tanto poter tornare indietro per concentrarmi sulle cose importanti ed imparare a gestire la mia emotività.

E poi..

Le risate con la mia amica del cuore.

Ricordo quando, a Mondello, mi dicevi di salirti sulle spalle perché avevo paura dell’acqua alta e per raggiungere gli amici alla “secca” c’eri tu a portarmi con te, ridendo fino a sentirci male. 

Eh si, i miei anni più belli, dai dodici ai diciotto, sono indissolubilmente legati a lei.

La persi poco dopo per un tragico incidente. Ricordo ancora la prima pagina del giornale che riportava la notizia, la stringevo tra le mani ma non riuscivo a realizzare. 

Adesso, a distanza di tanti anni da quel caldissimo giorno di agosto, ricordo il momento in cui la spensieratezza dei miei allora diciannove anni fu spazzata via in un attimo: il momento più brutto della mia vita, un blackout totale, perché ancora non conoscevo il buio, ero giovane, in salute, piena di sogni, di possibilità, con una bella famiglia, forse anche un pò viziata, e non credevo che sarebbe potuto succedere qualcosa di così brutto proprio a me.

Non credevo che potessi andar via per sempre così presto, proprio tu, la persona più vitale ed energica che ho conosciuto nella mia vita. 

In quel momento cercai di non accettare, quasi di rimuovere, tuttavia quella telefonata segnò la fine della mia spensieratezza. Compresi che il mondo poteva essere spietato, che la vita può esserci tolta da un momento all’altro. Ma solo adesso, a distanza di ben dodici anni, capisco che le persone che ami non vanno mai via veramente. Ti rimangono accanto e ti accompagnano nei momenti più importanti. 

Più volte in questi anni ti ho sentita incredibilmente vicina, Maria Giovanna. Ci sei sempre stata quando avevo bisogno di te.

Tante volte in questi anni ho scritto di te, ho scritto per te. Ma non ho mai usato il tuo nome. Forse per mancanza di coraggio o per semplice discrezione. Oggi ho deciso di farlo. É arrivato il momento di ricordarti così. Anche se è un pò triste, non ho mai più incontrato una ragazza limpida come te. Onesta, sincera, generosa, disarmante nella tua solarità ed energia. Di un intelligenza e sensibilità incredibili. E anche divertente. Le risate che mi facevi fare non erano tanto normali. Tiravi fuori la parte più genuina e tenera di me. E anche un pò folle.

Il destino ti ha concesso solo diciotto anni in questa terra, ma sono bastati per lasciare colmo di gioia e bellezza il cuore di chi ha avuto il privilegio di conoscerti. 

La mia estate è legata al tuo ricordo. Alle cose serie di cui con te riuscivo a parlare e alle risate che ci facevamo anche nei posti più assurdi. A quella volta che sono venuta a trovarvi a scuola e che mi sei corsa incontro durante la lezione e mi hai abbracciata fortissimo, fregandotene del rimprovero della prof. 

A quel profumo che abbiamo comprato insieme alla Rinascente, quel profumo che sapeva di agrumi di Sicilia, che ora non producono più. “Compra la confezione più piccola, è più “duci” – dolce – dicevi. 

Ma la ragazza più dolce sei tu. E resterai ragazza per sempre. Mi auguro che da lassù tu possa leggere quello che sto scrivendo, spero che possa arrivarti il mio pensiero, spero che tu sappia che sei stata, sei e resterai per sempre la mia migliore amica. 

E’ sera. Mentre ti penso, una strana angoscia mi pervade. Mi rendo conto che presa dalle mie cose, tra lo studio e altri pensieri, ho dimenticato di scrivere ai tuoi fratelli. In effetti,  non li sento da mesi.

In un attimo apro Facebook. Lo so, questi social sono terribili. Tu non puoi sapere cos’è perché usavi “messenger”.

Scopro che la tua mamma è volata in cielo da te. Mi si stringe il cuore pensando a tuo papà, rimasto da solo, e ai tuoi fratelli. Mi sento improvvisamente piccola rispetto al loro grande dolore. Credo che lei abbia atteso di vederli felici e realizzati, e poi ha chiuso gli occhi per sempre ed è venuta a trovarti in cielo. 

Le mando un saluto e un caloroso abbraccio. Mi scuso con lei per non avere avuto il coraggio e la forza di andare a trovarla. Adesso avrà ripreso a sorridere accanto a te e ti starà stringendo fortissimo. Ne sono certa.